Lavoro, Pmi: a giugno l’occupazione cresce del 3% su anno

Lo rileva l’Osservatorio lavoro della CNA

(Teleborsa) Buone notizie per le piccole e medie imprese in Italia che rappresentano una risorsa fondamentale per l’economia del paese e spingono sull’accelerazione, verso la ripresa. Le assunzioni, infatti, tornano a crescere a doppia cifra rispetto all’anno scorso e a giugno determinano una importante crescita degli occupati nelle piccole imprese.
Lo rileva l’Osservatorio lavoro della CNA che monitora mensilmente l’andamento dell’occupazione.

In un anno occupati +3% -Dati alla mano, l’incremento dei posti di lavoro tra artigiani, micro e piccole imprese a giugno segna un +3% sullo stesso mese del 2017 e un +0,9% su maggio 2018. Entrambi gli indicatori sono migliorati rispetto a maggio, quando la crescita congiunturale aveva segnato +0,6% e la crescita tendenziale +2,8%.
A favorire il buon andamento del mercato occupazionale è la crescita delle assunzioni (+11,7% su maggio), nettamente superiore all’incremento delle cessazioni (+8,9%). Il combinato disposto registra un significativo +13,5% degli occupati rispetto a dicembre 2014, il nuovo punto massimo da quando esiste l’Osservatorio lavoro della CNA. A maggio, viceversa, il dato a piccola taglia delle assunzioni (+5,4%) si era confrontato con l’andamento galoppante delle cessazioni: +17,8%, oltre il triplo dei nuovi contratti.

Le assunzioni battono le cessazioni -Seguendo una tendenza consolidata da più di due anni anche a giugno l’incremento complessivo delle assunzioni è stato trainato dai contratti a tempo determinato che, applicati al 62,8% dei nuovi assunti, hanno segnato un +14,2% rispetto a giugno 2017.

Bene anche i contratti a tempo indeterminato che  hanno rimarcato un vistoso aumento (+26,4%) rispetto a dodici mesi prima ma sono stati applicati a una quota leggermente inferiore (12,8% del totale).

Sul fronte delle cessazioni, solo i contratti a tempo indeterminato hanno incassato una riduzione (-5,7%), in linea con l’andamento annuale: in un anno la quota di contratti a tempo indeterminato cessati si è ridotta di quasi cinque punti, scendendo dal 34,9% del 2017 al 30,2%. Segno, probabilmente, di un clima economico favorevole che ha condotto a consolidare le posizioni degli occupati in permanenza.

La spinta del  tempo determinato -Nel complesso, l’aumento su base annua dell’occupazione nell’artigianato, le micro e le piccole imprese è stato spinto dai nuovi contratti a tempo determinato (+29%), dal lavoro intermittente (+25,2%) e dall’apprendistato (+19,8%). Al contrario, l’occupazione a tempo indeterminato è arretrata del 6,9%. Il peso dei contratti a tempo indeterminato nella platea complessiva dell’occupazione nelle piccole imprese italiane negli oltre tre anni e mezzo monitorati è calato dall’85,1 al 63,3%. Il tempo determinato è cresciuto dal 6,9 al 23,8%. L’apprendistato dal 5,4 al 9,7%. E il lavoro intermittente dal 2,5 al 3,2%.

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