Lavoro: per le donne fa rima (quasi) ovunque con disparità. L’Onu lancia l’allarme

Guadagnano il 23% in meno degli uomini: "è il più grande furto della storia"

(Teleborsa) “Il più grande furto della storia”. Con queste parole che vanno dritte al cuore della questione senza possibilità di interpretazione, la consigliera di Un Woman, l’ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, Anuradha Seth ha commentato un dato che fa paura: le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. 

Non c’è “un solo paese nè un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini” sottolinea ancora la consigliera delle Nazioni Unite .

Per dirlo in soldoni per ogni dollaro guadagnato da un uomo, una donna invece guadagna 77 centesimi, è la misura del cosidetto “gender gap”.  E da noi che succede? In Italia e Lussemburgo, il differenziale a sfavore delle donne è del 5%, il più basso d’Europa ma, ad altre latitudini, come in Corea del Sud si tocca un picco del 36%.

Ma non finisce qua. Il gender gap, infatti, cresce con l’età e in funzione dei figli: con ogni nascita le donne perdono in media il 4% del loro stipendio rispetto a un uomo; per il padre il reddito aumenta invece di circa il 6%. Una dimostrazione secondo Seth del lavoro familiare non retribuito che le donne continuano a svolgere.  Con questo andamento, avverte l’Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra uomini e donne.

Un quadro desolante ovunque ma come sempre c’è l’eccezione che conferma la regola. C’è, infatti, solo un paese dove la parità salariale è addirittura sancita per legge: stiamo parlando dell’Islanda. Una legge tra l’altro “freschissima”, entrata in vigore con il nuovo anno, stabilisce che tutte le aziende con più di 25 dipendenti dovranno ottenere un certificato dal governo di Reykjavik che attesti la loro aderenza ai nuovi criteri di gender equality. Una novità che non stupisce visto che  il paese  era già il più virtuoso della lista dei 144 paesi monitorati dalle organizzazioni internazionali per quanto riguarda il gender pay gap  ed è anche il primo che ha recepito in una normativa gli obiettivi Onu anticipando la completa parità lavorativa entro il 2022 .

L’augurio e l’auspicio dell’Onu è che tanti altri paesi possano seguire la via indicata dall’Islanda per fare in modo che il binomio donna – lavoro possa finalmente funzionare senza più discriminazione.

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