Lavoro nero, una piaga del Sud

Le maggiori irregolarità si riscontrano nel settore agricolo. Nell’edilizia il fenomeno è un sensibile riduzione

Il fenomeno del lavoro irregolare colpisce con particolare violenza il Sud Italia, dove si manifesta con intensità doppia rispetto alle regioni settentrionali. E’ questa la fotografia dell’indagine realizzata dalla commissione Lavoro della Camera dei deputati sullo stato del mercato dell’occupazione.

Analizzando i dati raccolti per settore economico, risulta che le irregolarità sul lavoro sono maggiormente diffuse nell’agricoltura. In campo agricolo, infatti, dal 2001 al 2009 il tasso di irregolarità è cresciuto dal 20,9 al 24,5%. Un dato preoccupante su cui si è recentemente espresso il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: “In agricoltura è diffusa la forma del lavoro nero in senso stretto, con condizioni di estremo sfruttamento. I soggetti più esposti sono rumeni, bulgari, polacchi, albanesi, immigrati provenienti dall’Africa equatoriale e dal Nord Africa, ma anche indiani e pakistani. Va evidenziato, inoltre, che agricoltura ed edilizia sono i settori che maggiormente risentono degli infortuni e del caporalato”.

Dopo il settore agricolo, le maggior irregolarità si sono riscontrate nel settore dei servizi, con tassi di occupazione irregolare in continua crescita. Meglio di quanto si crede, invece, nel comparto dell’edilizia, dove l’irregolarità è in costante diminuzione.
Infine il settore industriale è quello caratterizzato dal tasso di irregolarità più contenuto.

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