Lavoro, nelle aree di crisi CIG estesa e assegno da 500 euro per chi perde il lavoro

Nuovi aiuti per i lavoratori che perdono il lavoro nelle aree di crisi. Il Governo ed i sindacati hanno sottoscritto un’intesa che si inserisce nell’ambito degli accordi già presi con Confindustria e prevede una serie di misure per sostenere le politiche attive sul lavoro e gli ammortizzatori sociali in caso di crisi aziendali.

Ammortizzatori – Un primo gruppo di misure riguarda gli ammortizzatori sociali ed ha un valore di 235 milioni: 85 milioni per la proroga della cassa integrazione straordinaria e 85 milioni per un nuovo ammortizzatore ad hoc.

E’ previsto infatti il prolungamento della Cassa Integrazione straordinaria di 12 mesi, mediante la modifica del decreto legislativo 148 del 2015 che ha riordinato gli ammortizzatori sociali in base a quanto previsto dal Jobs Act. Alle aziende operanti in queste aree che presentino un piano industriale e di ricollocazione valido sarà consentito di prolungate la cassa straordinaria per 12 mesi.

Istituito anche un nuovo ammortizzatore sociale per chi è rimasto “scoperto”: un assegno da 500 euro al mese per un anno ai lavoratori delle nove aree in crisi, fra cui compaiono Trieste, Piombino, Livorno, Taranto, Termini Imerese e Gela. Questi aiuti copriranno circa 35-40 mila lavoratori e si propongono di trovare una soluzione per i lavoratori delle aree dove vi sono crisi “complesse” e di non rapida soluzione.

Si tratta in sostanza di una serie di “misure tampone”, perché a dicembre scadranno gli ammortizzatori sociale e, in queste particolari aree, migliaia di lavoratori si troveranno senza alcun sostegno, con il rischio di diventare esodati, senza un lavoro, lontani dalla pensione e senza alcun tipo di sussidio.

Ricollocazioni e politiche attive – Per sostenere il lavoro nelle aree in crisi è previsto anche un Piano operativo di ricollocazione (Por) o in alternativa l’indennizzo. In pratica, ai lavoratori delle aree in questione sarà offerta una ricollocazione in altra area, per favorire al massimo il reinserimento ed il ritorno all’occupazione in tempi rapidi, oppure è prevista una sorta di offerta compensativa in denaro per chi decida di non accettare la ricollocazione. Previste anche risorse per la formazione, in parte finanziati dagli Enti locali.

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