Lavoro: Neet in Italia costano 36 miliardi di euro, il 2% del PIL

Nel 2015 erano 25,7% 15-29 anni, in Ue 14,8%

(Teleborsa) In un Paese come l’Italia afflitto da un alto tasso di disoccupazione, pesa il costo economico dei cosiddetti Neet, cioè quei giovani che non partecipano a percorsi di istruzione o formazione e nemmeno stanno svolgendo un’attività lavorativa. Numeri alla mano, si parla di qualcosa come 36 miliardi di euro, cifra che corrisponde al 2% del PIL.

Il nostro Paese, infatti, nonostante le iniziative avviate negli ultimi anni, come il piano ‘Garanzia Giovani’, conta ancora un numero molto elevato di persone in queste condizioni: il 25,57% nel 2015, quasi il doppio rispetto al 14,8% dell’area UE a 28. Nella prima metà del 2016 questa percentuale è scesa, ma di poco, e ha toccato il 22,3%, pari comunque a 2,2 milioni di Neet. Circa il 40% dei Neet 15-29enni ha un titolo di studio pari o inferiore alla scuola secondaria di primo grado (licenza media), quota che sale al 42% tra il 15-24enni.

Una delle difficoltà principali di Garanzia Giovani è quella di intercettare i Neet più scoraggiati, con bassa scolarizzazione e da più lungo tempo inattivi, che rischiano di diventare un costo sociale permanente. Nella composizione dei Neet in Italia è più bassa rispetto alla media Ue la quota di chi ha problemi fisici, mentre è maggiore quella di chi è disoccupato di lunga durata e di chi è scoraggiato. Più alto in Italia è anche il numero di Neet che, indipendentemente dalla ricerca attiva o meno, sono interessati ad un lavoro: il dato nel 2015 è pari al 20,3% per l’Italia e 10,3% per la media Ue.

Lavoro: Neet in Italia costano 36 miliardi di euro, il 2% del PIL