Lavoro: il futuro fa sempre più rima con welfare. Per 6 su 10 è meglio dei premi in denaro

E il meglio deve ancora venire: una "bomba" da 21 miliardi pronta ad esplodere

(Teleborsa) Il lavoro nobilita l’uomo. E questa è sicuramente una grande verità. A questo aggiungiamo che, in tempi di crisi, avere una occupazione stabile è una garanzia sul futuro che per molti purtroppo resta un miraggio.

Se però siete tra i fortunati che possono godere di questa “fortuna”, pensate che lusso avere addirittura la possibilità di svolgere il vostro lavoro in condizioni ottimali, potendo usufruire di tante piccole “coccole” mirate che renderanno la vostra vita lavorativa se non proprio un paradiso, sicuramente più confortevole.
IL WELFARE CHE CI PIACE! – Lo chiamano “welfare” e piace sempre di più. Il binomio di base è piuttosto semplice: investire sulle persone per  guadagnare in competitività, efficienza e redditività.
 
DO UT DES – Nessun atto di generosità, insomma. Anzi, una vera e propria strategia aziendale che si fonda sul classico (e sempre di moda) concetto dare per avere.
SE IO PREMIO TE,TU PREMI ME? – E’ questo il meccanismo in base al quale se da lavoratore mi sento premiato sarò più motivato a produrre, che spinge sempre più imprese, piccole e medie, ad attuare, appunto, piani di welfare aziendale.
TUTTI NE PARLANO, MA POCHI SANNO COS’E’ Un argomento che a parole affascina sempre di più, ma in realtà il decollo è più annunciato che reale. Solo il 17% degli occupati sa esattamente cos’è.
il 58,5% lo conosce solo per grandi linee e il 23,6% non sa cos’è. Ne hanno una conoscenza minore i lavoratori con livelli più bassi di scolarità (il 47% di quelli con al più la licenza media non sa cos’è), quelli con redditi bassi (44,6%), i genitori single (40,3%), gli occupati con mansioni esecutive e manuali (36,7%), le lavoratrici (30,1%). Lo dicono i dati resi noti dal 1° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon e con il contributo di Credem, Edison e Michelin.
MEGLIO DEI PREMI IN DENARO – Una certezza, però. è che sicuramente piace. Sei lavoratori su dieci – rileva l’indagine – preferiscono che l’azienda li premi con servizi di welfare piuttosto che con aumenti secchi di stipendio.
 
QUALI SONO I SERVIZI PIU’ RICHIESTI? – Tra le prestazioni di welfare aziendale maggiormente desiderate dai lavoratori ci sono quelle relative alla sanità (indicate dal 53,8% degli occupati), quelle relative alla previdenza integrativa (33,3%), poi i buoni pasto e la mensa aziendale (31,5%), il trasporto da casa al lavoro (ad esempio, l’abbonamento per i trasporti pubblici: 23,9%), buoni acquisto e convenzioni con negozi (21,3%), l’asilo nido, i centri vacanze, i rimborsi per le spese scolastiche dei figli (20,5%). Le prestazioni di welfare propriamente intese, dalla sanità alla previdenza, vincono su quelle finalizzate all’integrazione del reddito, mentre la presenza di figli minori in famiglia porta ad apprezzare di più le prestazioni per l’infanzia e i servizi rivolti alla genitorialità, nella convinzione che il welfare aziendale possa colmare i buchi del sistema di welfare pubblico. Il 24,6% delle famiglie con figli minori preferirebbe ottenere prestazioni di welfare: asili nido, rimborsi per tasse scolastiche, campus e centri vacanze.
UNA BOMBA PRONTA A ESPLODERE –  Insomma, tanto si è fatto ma welfare fa rima con futuro visto che sembra proprio che il meglio debba ancora venire.  potenzialmente il welfare aziendale vale, infatti,  21 miliardi di euro. A tanto ammonta il valore potenziale complessivo delle prestazioni e dei servizi di welfare aziendale, se questi strumenti fossero garantiti a tutti i lavoratori del settore privato: un valore pari a quasi una mensilità di stipendio in più all’anno per lavoratore. Perciò è indispensabile che il welfare aziendale sia promosso come un pilastro aggiuntivo del più generale sistema di welfare italiano e non venga percepito come un premio che avvantaggia soprattutto i livelli occupazionali più alti.

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