Lavoro, l’identikit del licenziato in tempi di crisi: donna under-25 neoassunta. Ma studiare salva

In tempo di crisi le aziende applicano il criterio Lifo: last-in-first-out. Ne fanno le spese i neoassunti, specie se donne. Ma la laurea è un buon salvagente

La crisi è uguale per tutti? Pare di no. In un periodo in cui il lavoro diventa una risorsa sempre più scarsa, c’è qualcuno che ne fa le spese prima. Sono i giovani, le donne e i bassi livelli di istruzione. Se questi tre requisiti si concentrano in una sola persona, la sua sorte in tempi di tagli di posti di lavoro è segnata. Forse l’Identikit del disoccupato 2012 non è poi così diverso da quello di altre crisi economiche epocali. Ma alcune particolarità ci sono.

Ci aiuta a capirle un articolo di Francesco Pastore su lavoce.info. Nel quinquennio 2007-2011 il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è cresciuto di 6 punti percentuali  dal 24 al 32% e solo nel primo trimestre 2012 è schizzato al 39,3%. Nello stesso periodo la disoccupazione tra gli adulti è cresciuta molto meno.

Ultimi a entrare, primi a uscire

La debolezza dei giovani non è una novità. Le imprese – ci ricorda l’autore –  tendono ad “applicare il principio Lifolast-in-first-out – nelle decisioni di licenziamento. Il principio dice semplicemente che quando bisogna licenziare è meglio partire dagli ultimi arrivati, cioè dai giovani. In fondo, è un principio sia equo che efficiente: si licenzia chi può più facilmente ritrovare lavoro, e non chi ha una famiglia da sostenere e una maggiore produttività, poiché lavorando da più tempo ha più esperienza”.

E il principio Lifo è ulteriormente rafforzato dalla sempre maggiore diffusione dei contratti temporanei: non è un caso che – osservando una curva di lungo periodo – le oscillazioni siano iniziate dopo il 1997 quando la legge Treu ha avviato la liberalizzazione del mercato del lavoro.

Donne più colpite, ma le distanze si accorciano

Le differenze di genere incidono ancora in tempi di tagli occupazionali ma meno di 15 anni fa. Il gap si è quasi dimezzato passando dal 9,3% nel 1993 a circa il 5% nel 2001. Un fenomeno che “è stato già osservato in altri paesi avanzati ed è una conseguenza del crescente livello di istruzione delle donne, che è ormai superiore a quello degli uomini”.

Il salvagente è la laurea

E veniamo infatti al principale fattore competitivo: il titolo di studio. “L’istruzione è lo strumento più efficace per combattere il rischio di disoccupazione”, ci ricorda Pastore. il grafico lo evidenzia.

I più colpiti dalla crisi sono i giovani con istruzione primaria (linea rossa) e quelli con istruzione dell’obbligo (linea verde). In entrambi i casi si era visto un miglioramento fino agli anni prima della crisi. Anche i giovani con un diploma superiore hanno progressivamente peggiorato la loro posizione dall’inizio della crisi (2008). Il gruppo col tasso di disoccupazione più basso e con una diminuzione dopo il 2010 è quello dei giovani con un diploma universitario. “Insomma – conclude lavocela laurea paga durante la crisi“.

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