Lavoro, i numeri della crisi: licenziamenti +40%, dimissioni -30%. Le previsioni per il 2013

Entrare nel mondo del lavoro è sempre più difficile, uscirne sempre più facile. I dati di un'indagine disegnano un presente e un futuro ancora critico

Tagliare i costi del personale per sopravvivere, dicono le aziende. Licenziare approfittando della crisi, ribattono i lavoratori. Comunque sia i numeri che vengono dal mondo del lavoro non sono incoraggianti: nel periodo 2011-2012 i licenziamenti, per cessazione di attività o tagli al personale, sono aumentati del 40% e tutti i principali canali di accesso al lavoro – dai contratti a tempo indeterminato a quelli a progetto – si sono ristretti pesantemente. Sono i principali risultati dell’indagine condotta dalla Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro che saranno discussi al 3° Festival del lavoro di Brescia, in corso in questi giorni.

C’è un indicatore altrettanto allarmante della crisi occupazionale del nostro paese: il calo delle dimissioni. Nell’ultimo anno sono diminuite del 30%, segno che chi ha un posto di lavoro se lo tiene stretto. In periodi di espansione economica infatti il turnover aumenta in parallelo all’aumento dell’offerta di lavoro e alla possibilità di trovare un impiego migliore. E non è la situazione attuale.

Altro dato significativo: si sono praticamente dimezzate le dimissioni consensuali. Segno di una conflittualità crescente nei rapporti tra aziende e lavoratori.

Accesso al lavoro, porte sempre più chiuse

L’analisi dei dati riportata dal quotidiano Italia Oggi disegna un quadro poco rassicurante. Se uscire dal mondo del lavoro è sempre più facile, entrarci (e muoversi al suo interno) è sempre più difficile. Questi i risultati del confronto 2011-2012:

assunzioni a tempo indeterminato: -20%,
assunzioni a tempo determinato: -15%,
trasformazioni da tempo determinato a indeterminato: -45%,
assunzioni a seguito di apprendistato professionalizzante: -20%,
contratti a progetto: -15%.

A essere penalizzate – come si vede – non sono solo le forme di inserimento più onerose e vincolanti per le aziende, ma anche quelli che dovrebbero essere gli ingressi più flessibili come l’apprendistato – che, secondo i consulenti del lavoro, la riforma del lavoro della Fornero renderà più oneroso per le aziende – o il contratto a progetto – che verrà ancor più penalizzato dall’aumento dell’aliquota contributiva (al 33% entro il 2018).

Meteo-lavoro, un 2013 di nubi

E le prospettive a breve-medio termine non sono incoraggianti. Per il 2013 l’indagine tra i consulenti del lavoro indica un panorama occupazionale così composto:

un 41% di assunzioni a tempo indeterminato;
un 17% di impieghi a tempo determinato ma solo un 4% si trasformerà in assunzione stabile;
solo un 3% di contratti a progetto;
un 19% di licenziamenti per cessazione di attività o riduzione del personale;
un misero 5% di dimissioni.
(A.D.M.)

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