Lavoro: giovani pronti ad adattarsi pur di rimanere in Italia

Secondo il Rapporto dell'Istituto Toniolo

(Teleborsa) – I giovani italiani sono pronti a lasciare il proprio Paese pur di trovare condizioni lavorative e professionali migliori, ma ciò non significa che non vogliano adattarsi a quanto offerto in patria. Sono questi in estrema sintesi i risultati del ‘Rapporto Giovani’, promosso dall’Istituto Toniolo di Studi Superiori, dal quale emerge che è aumentata molto negli ultimi anni la disponibilita’ dei giovani ad adattarsi al lavoro e a continuare a cercare di vedere positivamente la propria vita. Statistiche alla mano, i giovani tra 18 e 32 anni valutano con un voto medio di 4,3 (su una scala da 1 a 5) il senso di soddisfazione sulla propria vita. Dallo studio, presentato al Meeting di Rimini, emerge anche che tra gli under 30 che vivono con i genitori, la percentuale di chi progetta l’uscita entro un anno dall’intervista e’ poco piu’ di un quarto nella fascia 18-24 e a poco piu’ di un terzo nella fascia 25-29.

Dal rapporto emerge inoltre che la maggior stabilita’ di chi ha un lavoro a tempo indeterminato e la soddisfazione complessiva verso il lavoro sono legate positivamente sia alla soddisfazione per la propria vita e le scelte fatte, sia come atteggiamento positivo verso il proprio futuro. Al punto piu’ basso si trovano i Neet, i giovani che non studiano e non lavorano: la loro soddisfazione per la vita raggiungere 3,7 punti in media su 5, contro un valore pari a 4,3 di chi ha un lavoro instabile e 4,8 per chi ha un lavoro a tempo indeterminato. I Neet sono anche la categoria che meno e’ sicura delle scelte fatte nella propria vita.

Per quanto riguarda il progetto di uscire dalla casa dei genitori, inoltre, esistono differenze marcate sia rispetto alla presenza del lavoro sia al tipo di lavoro: per chi ha un contratto a tempo determinato si sale al 45% di intenzioni positive di uscita, mentre tra i Neet non solo il valore e’ molto basso (23%) ma rimane sostanzialmente fermo all’aumentare dell’eta’. Inoltre, “l’elevata percentuale di Neet tra gli under 30 in Italia (il cui valore assoluto, superiore ai 2 milioni e 200 mila, e’ il piu’ elevato in Europa) – osserva lo studio – non compromette solo le vite lavorative dei giovani ma costituisce un enorme macigno sulla sostenibilita’ sociale, sulle dinamiche demografiche e sullo sviluppo economico dell’intero paese”.

Lavoro: giovani pronti ad adattarsi pur di rimanere in Italia