Al lavoro il gap generazionale non esiste

Si lavora meglio se si collabora tra anziani e nuove leve. E i giovani hanno fiducia nei "tutor" senior

Un giusto mix di vecchi e giovani e la vittoria non può sfuggire. No, non si tratta della ricetta per portare a casa la Champions League, bensì di banalissimo lavoro quotidiano.

Secondo uno studio Kelly Services – multinazionale Usa del settore risorse umane – il gap generazionale in ufficio non frena infatti la produttività. Anzi, il rapporto di squadra fra dipendenti vecchi e giovani stimola la crescita.

La ricerca ha esaminato un campione di 100mila lavoratori, di cui 6mila italiani.
I lavoratori giovani, compresi tra i 18 e i 29 anni, sono i più fiduciosi rispetto alla collaborazione con gli “anziani”. Il 39% di loro la considera “un arricchimento“.

In generale, la maggior parte dei lavoratori ritiene che “le differenze sono possibile causa di attriti, ma se ben gestite costituiscono un’opportunità di crescita“.
E’ d’accordo con questa affermazione il 60% degli italiani intervistati.
Tuttavia, il 46% del campione del Bel Paese confessa di avere vissuto momenti di tensione per “competizioni intergenerazionali”.

Ma resta la fiducia di fondo: è un risultato che suggerisce l’importanza del “tutoraggio” da parte dei dipendenti senior nei confronti delle nuove leve.
Nel rapporto si legge: “Quando le differenze tra gruppi d’eta vengono valorizzate, determinano una spinta verso il miglioramento della creatività e della produttività, perché il confronto tra visioni divergenti favorisce la generazione di nuove idee e modalità di business“.

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Al lavoro il gap generazionale non esiste