Lavoro e Covid: stipendio a rischio senza vaccinazione

Respinto il ricorso dei sindacati per alcuni operatori sanitari 'no vax' che rifiutano il vaccino.

Il Covid ha cambiato il mondo del lavoro sotto ogni punto di vista, anche sotto l’aspetto del diritto al posto ed alla retribuzione. La conferma arriva da una sentenza del giudice di Belluno, che ha escluso il diritto alla retribuzione di alcuni dipendenti No Vax di due case di riposo, sospesi dal lavoro dopo aver rifiutato di vaccinarsi.

Il fatto

Tutto è iniziato nel febbraio scorso, quando alcuni dipendenti di due case di riposo nel Bellunese – due infermieri e otto operatori socio-sanitari – hanno deciso di non sottoporsi alla vaccinazione programmata dalle strutture in cui lavoravano.

I dieci sanitari erano stati quindi sospesi dal lavoro e posti in ferie forzate dalla direzione delle due RSA. Sottoposti in seguito alla visita del medico legale, i dipendenti erano stati da questo dichiarati “inidonei al servizio” e quindi allontanati dal lavoro senza stipendio.

La sentenza

Il caso è approdato sul tavolo del giudice Anna Travia, che ha respinto le richieste dei dipendenti delle case di riposo, che reclamavano una libertà di scelta vaccinale garantita dalla Costituzione.

Una tesi non condivisa dal giudice del lavoro, che ha ritenuto “insussistenti” le ragioni addotte dai ricorrenti, asserendo che “è ampiamente nota l’efficacia del vaccino”, come dimostrato dal “drastico calo dei decessi fra le categorie che hanno potuto usufruire delle dosi, quali il personale sanitario, gli ospiti delle RSA ed i cittadini di Israele dove il vaccino è stato somministrato a milioni di individui”.

ISS conferma crollo contagi RSA

L’ultimo rapporto dell’ISS pubblicato un paio di giorni fa conferma il successo dell’avvio della campagna di vaccinazione presso le strutture ospedaliere e le RSA.

Il monitoraggio ha coinvolto 833 strutture, per un totale di 30.617 posti letto, di cui 345 strutture residenziali per anziani per un totale di 15.398 posti letto.

Il tasso di positività, che aveva raggiunto  un picco del 3,2-3,2% a novembre, a causa della seconda ondata, è sceso su livelli sovrapponibili o inferiori a quelli registrati nella prima settimana di ottobre (dello 0,6% nelle strutture residenziali per anziani e dello 0,5% in tutte le strutture residenziali. Un dato che risulta anche in controtendenza rispetto all’andamento dell’epidemia nella popolazione, che ha mostrato una recrudescenza nelle ultime settimane di febbraio e inizio marzo.

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Lavoro e Covid: stipendio a rischio senza vaccinazione