Lavoro e Centri per l’impiego, un binomio che non decolla: nel 2017 vi si è rivolto solo il 24,2% dei disoccupati

L’87,3% delle persone in cerca di lavoro preferisce il "canale informale": parenti, amici e conoscenti. Lo dice l'Istat

(Teleborsa) Se, da un lato, è vero che negli ultimi anni si sono registrati miglioramenti nel mercato del lavoro, dall’altro bisogna tenere in grande evidenza che lo scenario presenta ancora molti elementi di criticità. Tradotto: c’è ancora tanto da fare per vincere la più grande sfida del nostro tempo.
Tante le misure messe in campo fin qui a beneficio di chi è in cerca di occupazione, alcune delle quali dimostrano di non aver ancora raggiunto il livello sperato di efficienza ed utilità.

LAVORO-CIP: UN BINOMIO CHE NON DECOLLA -Ad esempio, c’è da riflettere sul ruolo limitato che i centri per l’impiego svolgono nell’attività di ricerca di un’occupazione e, più ancora, sulla necessità di costruire una rete di servizi efficiente, capace promuovere percorsi di formazione, orientamento e riqualificazione dei lavoratori sul territorio.

Il miglioramento dei servizi pubblici per l’impiego rappresenta dunque una condizione necessaria per garantire una maggiore efficienza nell’incontro fra domanda e offerta di lavoro e, al contempo, una leva su cui agire per migliorare i processi di inclusione, rispondendo alle nuove sfide poste dal mercato del lavoro.
E’ molto contenuta, infatti, l’azione di intermediazione richiesta ai Centri pubblici per l’impiego (Cpi). Nel 2017 vi si è rivolto in media circa un quarto delle persone in cerca di lavoro (24,2%). Lo ha reso noto il presidente dell’Istituto nazionale di statistica (Istat), Giorgio Alleva, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Lavoro riportando i risultati dell’indagine conoscitiva al Senato sul funzionamento dei servizi pubblici per l’impiego in Italia e all’estero. Il ricorso ai Cpi è cresciuto durante la crisi (fino a toccare il 31,6 per cento nel 2012) – ha sottolineato Alleva per poi ridiscendere negli anni successivi. I contatti sono relativamente più frequenti nelle regioni del Nord (30,3 per cento delle persone in cerca rispetto al 19,2 per cento del Mezzogiorno), fra gli uomini (25,4 per cento rispetto al 22,7 per cento delle donne) e nelle fasce di età superiore ai 50 anni (26,2 per cento rispetto al 23,3 per cento dei giovani fra i 15 e i 34 anni). Si rivolgono ai Cpi soprattutto le persone con titolo di studio intermedio: la quota è pari al 25 per cento fra i diplomati rispetto al 21,7 per cento delle persone con almeno la laurea”. 

La ricerca di lavoro è stata prevalentemente affidata a canali di natura informale: l’87,3% delle persone incerca di lavoro si è rivolto a parenti, amici e conoscenti, un valore in aumento rispetto a quello registrato prima della crisi (81,2% nel 2007).
Percentuale  superiore nel Mezzogiorno (88,7%) e fra gli uomini (88,9% rispetto all’85,6% delle donne); aumenta al crescere dell’età (90,1% per gli ultracinquantenni) ed è maggiore per gli stranieri (91,0% rispetto all’86,8% degli italiani); infine, diminuisce al crescere del titolo di studio (73,8% per chi è laureato).
Altre azioni di ricerca frequentemente adottate dalle persone in cerca di un lavoro sono l’invio di un curriculum vitae (70,3%) e la consultazione di Internet (59,8%).

Servizi pubblici per l’impiego e politiche attive del lavoro in Europa– I dati Eurostat evidenziano differenze significative nella quota di spesa destinata alle politiche attive del lavoro in termini di Pil: nel 2015, l’Italia, con lo 0,42%, si colloca in una posizione intermedia tra Francia (0,75) e Germania (0,27), poco al di sotto della Spagna (0,45).

Guardando, invece, al finanziamento dei “servizi per il mercato del lavoro”, all’interno dei quali rientrano le spese specificamente destinate ai servizi pubblici per l’impiego, il divario italiano rispetto agli altri principali Paesi europei appare marcato: nel 2015 la spesa in percentuale del Pil risultava in Italia pari allo 0,04%, rispetto allo 0,36 della Germania, allo 0,25 della Francia e allo 0,14 della Spagna. In termini di spesa per disoccupato e forze lavoro potenziali, si va dai circa 3.700 euro pro-capite spesi dalla Germania, ai 1.300 della Francia, ai 250 della Spagna, ai 100 dell’Italia.

APRIRE GLI ORIZZONTI – “Siamo inseriti in una rete europea, ma è una rete che ha forti differenziazioni, sia di modello che di efficacia”. Questo il commento del presidente dell”Anpal, Maurizio Del Conte, nel corso dell’audizione. “Ritengo sia sempre più importante andare ad aprire gli orizzonti dei nostri centri per l”impiego – ha aggiunto Del Conte – lavorando certamente con il territorio, quindi sulla base regionale e del singolo centro, ma aprendolo in una dimensione più grande”.

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