Lavoro: crescono gli occupati, ma solo quelli a termine

Lo rivela l'Istat, che al calo della disoccupazione associa la diminuzione del numero di inattivi. Le retribuzioni sono sempre più basse: un lavoratore su cinque guadagna meno di nove euro l’ora

L’occupazione nel 2018 cresce per il quinto anno consecutivo, sia nei valori assoluti sia nel tasso. Ma aumenta di pari passo la precarizzazione degli occupati. E le retribuzioni sono sempre più basse: un lavoratore su cinque guadagna meno di nove euro l’ora. È il quadro che emerge dalle ultime rilevazioni Istat e dal rapporto Inps.

SCENDE IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE – Nel 2018 il tasso di disoccupazione è sceso dall’11,2% al 10,6%. Anche per i giovani c’è un miglioramento di 2,6 punti con un tasso di disoccupazione al 32,2%. Il numero dei disoccupati complessivamente si riduce di 151 mila unità (-5,2% fino a quota 2 milioni 755 mila), in misura più intensa rispetto al 2017″. Il calo della disoccupazione riguarda sia le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (-82 mila, -4,9%) sia disoccupati di breve durata.
Tale andamento si associa a un calo congiunturale e tendenziale del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Diversamente, nei dati mensili di gennaio 2019 i tassi di disoccupazione e di inattività sono sostanzialmente stabili in confronto a dicembre 2018.
Analizzando i dati di flusso, prosegue l’Istituto di Statistica, si stima una diminuzione della permanenza nell’occupazione, soprattutto per i giovani di 15-24 anni e per i diplomati. Dalla condizione di disoccupazione aumentano le transizioni verso l’inattività, soprattutto tra i giovani di 15-24 anni, gli uomini e nel Mezzogiorno.

SALE L’OCCUPAZIONE – L’occupazione nel 2018 è salita per il quinto anno consecutivo. Gli occupati aumentano di 192 mila unità (+0,8%), sempre secondo gli ultimi dati dell’Istituto di statistiche, e il tasso di occupazione sale al 58,5% (+0,6 punti), rimanendo di appena 0,1 punti al di sotto del picco del 2008. Ma l’aumento tra i lavoratori dipendenti riguarda esclusivamente quelli a “tempo determinato” (+323 mila unità) mentre dopo quattro anni di crescita, arretra quello a tempo indeterminato: giù dello 0,7%, pari a 108 mila persone.

Nel quarto trimestre sempre del 2018, il numero di persone occupate diminuisce rispetto al trimestre del 2017 (-36 mila, -0,2%).

L’Istat, inoltre, parla di un lieve peggioramento del quadro occupazionale nel corso dell’anno, mentre il tasso di occupazione rimane stabile al 58,6%. Rispetto all’ultimo trimestre del 2017 c’è una crescita di 87 mila occupati (+0,4% in un anno), dovuta a dipendenti a termine e indipendenti (+200 mila e +12 mila, rispettivamente) mentre calano i dipendenti a tempo indeterminato (-125 mila).

SALARIO MINIMO, DATI INPS – Durante l’audizione in Commissione Lavoro del Senato, che ha all’esame la discussione dei Ddl relativi al salario minimo orario, l’Istituto di previdenza stima che il 22% dei lavoratori dipendenti delle aziende private (sono esclusi gli operai agricoli e i domestici) ha una retribuzione oraria inferiore a 9 euro lordi, ovvero alla soglia individuata da uno dei disegni di legge sul salario minimo in discussione al Senato. l 9% dei lavoratori è al di sotto degli 8 euro orari lordi mentre il 40% prende meno di 10 euro lordi l’ora. Con tale soglia, ci sarebbero circa 3 milioni di lavoratori con un incremento medio annuo di retribuzione di 1.073 euro.

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