Lavoro, crescono gli accordi aziendali in tutti i settori produttivi

(Teleborsa) – Nel panorama delle relazioni sindacali è tornata a svolgersi una contrattazione più strutturata e meno episodica rispetto agli anni della crisi; il 51% degli accordi sono rinnovi di contratti precedenti, il 22% sono accordi integrativi degli stessi. Commercio, chimica, servizi, costruzioni sono i settori che registrano il maggior numero di accordi sottoscritti, ma se si guarda al numero di lavoratori coinvolti spiccano anche i settori del credito e dei trasporti data la presenza di aziende con decine di migliaia di dipendenti
Resta un deciso squilibrio territoriale che vede la contrattazione aziendale diffusa nel nord (44% del totale) e nei gruppi (33%), mentre scarsa è la diffusione nel Sud del Paese (5%). Questi i numeri che emergono dal 4° Rapporto Ocsel (Osservatorio Contrattazione di Secondo Livello) curato e presentato dalla CISL che raccoglie ed analizza 2.196 accordi aziendali negoziati negli anni 2016 e 2017 (di cui 1.238 per il primo anno e 958 nel secondo) in 1.078 aziende che occupano 928.260 lavoratori.

Secondo il Rapporto, la contrattazione non si ferma solo alle grandi imprese ma si registrano centinaia di accordi anche nelle imprese fino a 50 e fino a 20 dipendenti, segno che anche nelle PMI è utile e possibile diffondere una contrattazione appropriata.

Nel 53% degli accordi si sono negoziati aumenti dei premi salariali mentre nel 32% sono state introdotte forme di welfare contrattuale. Salario e welfare sono i temi più vivaci e in crescita, segno di una ripresa di buon andamento delle imprese in generale, mentre calano fortemente gli accordi legati a situazioni di crisi. 1.588 euro è il valore medio dei premi di risultato annui negoziati, una cifra che per certe fasce di lavoratori costituisce ben il 7-8% del salario annuo, a dimostrazione di come la contrattazione di salario variabile legato a obiettivi sia ormai una realtà diffusa e importante. Addirittura nel 25% di casi la cifra del premio annuo supera il valore di 2mila euro. Nell’85% degli accordi di natura salariale si contratta il premio annuo variabile e lo stesso nel 59% dei casi è distribuito non uguale per tutti come in passato ma legato a fasce professionali differenziate.

In tema di orari di lavoro due terzi degli accordi relativi si occupano della distribuzione degli stessi, tema centrale di fronte a mercati sempre più difficilmente prevedibili, mentre spicca anche il fatto che in tema di flessibilità, la stessa viene negoziata sia relativamente alle esigenze produttive ma sempre più anche verso le flessibilità richieste dai lavoratori (in entrata e uscita nonché meccanismi di banca ore).

Gli accordi relativi alla organizzazione del lavoro vedono al centro sempre più il cambiamento tecnologico ed organizzativo (42% degli accordi relativi) ed il coinvolgimento del sindacato nel processo del cambiamento (29% degli accordi).

Anche in tema di professionalità la contrattazione aziendale sta molto innovandosi: si superano i terreni tradizionali dei passaggi di categoria e ci si concentra nella regolazione di nuovi profili professionali (43%) e nella valutazione e riconoscimento delle nuove professionalità (29%).

Anche il welfare sembra svilupparsi in modo plurale e differenziato: rimborsi delle spese scolastiche per i figli, carrello della spesa, mensa e previdenza complementare costituiscono le richieste di welfare maggiormente utilizzate.

In tema di formazione, mercato del lavoro, partecipazione, ambiente e sicurezza la contrattazione aziendale non cerca di replicare semplici adempimenti di legge ma di caratterizzarsi verso misure nuove che aumentano il grado di coinvolgimento e responsabilità delle RSU e del sindacato in azienda.

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