Lavoro, Confindustria: “Sempre più ricorso a premi e welfare nelle aziende”

(Teleborsa) – L’annuale indagine Confindustria sull’occupazione nelle aziende associate evidenzia che nell’industria in senso stretto il 66,1% dei lavoratori sono coperti da un contratto aziendale che prevede l’erogazione di premi variabili collettivi. La contrattazione aziendale di contenuto economico è meno diffusa nei servizi, dove i lavoratori coperti sono il 48,7%. La quota di aziende che stipula tali contratti si ferma mediamente al 29% nell’industria, al netto delle costruzioni, ed al 13,7% nei servizi evidenziando dunque percentuali più basse rispetto a quelle della forza lavoro coperta, poiché la diffusione dei premi è maggiore nelle imprese più grandi.

LA DETASSAZIONE AGEVOLA I PREMI – Negli ultimi anni, anche sulla scia del regime fiscale agevolato riconosciuto in via strutturale alle retribuzioni premiali legate ad incrementi di produttività aziendale, la diffusione della contrattazione di secondo livello è cresciuta sia nell’industria sia nei servizi, riportando aumenti del 2-5% a seconda della dimensione aziendale.

WELFARE E LAVORO AGILE SEMPRE PIU’ IN VOGA – Oltre alla corresponsione di premi, più di un quarto dei contratti aziendali prevede oggi la possibilità che questi siano convertiti in welfare (35%). La previsione di tale opzione è in forte crescita, su livelli pari a oltre a una volta e mezza rispetto a quelli del 2018. Il 60,2% delle imprese associate mette attualmente a disposizione dei propri dipendenti non dirigenti almeno un servizio di welfare: La forma più diffusa si conferma l’assistenza sanitaria (45,9%), seguita da previdenza complementare (28,7%), mense (21,1%) e fringe benefits (19,7%). Più bassa la diffusione di “carrello della spesa” (9,8%) e contributi per l’assistenza a familiari anziani o non autosufficienti (3,8%), ma per entrambe le voci si stima una forte crescita dal 2017 sulla base del campione di imprese osservate anche negli anni precedenti. Nel 2019 quasi un’azienda associata su 10 (1 su 5 tra quelle di grandi dimensioni) ha introdotto forme di “lavoro agile”, ovvero modalità di svolgimento del lavoro flessibili in termini di orario e luogo. Nel campione longitud’nale la diffusione del cosiddetto smart working risulta in forte aumento, quasi raddoppiando tra 2018 e 2019.

MENO GETTONATE LE FORME DI COMPARTECIPAZIONE – La diffusione di forme di partecipazione dei lavoratori agli utili e quella di forme di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione, pur attestandosi su livelli decisamente più bassi, risultano in crescita, raggiungendo nel 2019 rispettivamente il 4,8% e il 7,8%.

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