Lavoro: come attrarre e trattenere i giovani talenti in azienda

Attuare una strategia che si fondi sullo smart woring è fondamentale per creare un'azienda a misura di Millennial

Sul conto dei Millennial circolano una gran quantità di leggende metropolitane. Quanto meno per quale che riguarda l’ambito lavorativo.

Chi immagina che i nativi digitali preferiscano essere dei liberi professionisti che lavorano dal tavolo di un caffè o di un bistrot, si sbaglia di grosso. Questo, almeno, è quanto emerge da una ricerca condotta da Michael Page, una delle società leader nella selezione del personale. I Millennial (ossia la generazione di chi è nato tra il 1980 e il 1994) sono persone altamente istruite che, come le generazioni che le hanno precedute, portano con sé nuove esperienze. E, soprattutto, nuove aspettative sul mondo del lavoro.

I professionisti under 40, infatti, hanno esigenze che i loro genitori non avvertivano. Prima tra tutte, quella della flessibilità lavorativa. Dalla ricerca condotta da Michael Page emerge come i Millennial non credano più nella struttura del “tradizionale” orario d’ufficio, con arrivo alle 9 e uscita alle 18. Allo stesso tempo, non vanno più alla ricerca del “lavoro per la vita”, ma sono molto più propensi a cambiare lavoro se dovesse presentarsene l’opportunità. Insomma, una generazione mobile e dinamica, che richiede un approccio differente anche da parte del datore di lavoro.

Secondo l’analisi di PageGroup, un’azienda che volesse tenersi stretta i propri talenti più giovani dovrebbe attuare una strategia differente rispetto al passato. In questa ottica, sarà fondamentale attuare delle politiche di smart working, che consentano ai giovani talenti di poter lavorare secondo i loro ritmi e le loro esigenze. Una strategia di successo, si legge nelle pagine del rapporto, dovrebbe essere basata su tre capisaldi:

  • Dynamic working. Per abbattere le barriere dell’orario di lavoro fisso si deve puntare necessariamente sui risultati e la produttività. Assegnando ai vari dipendenti, o dipartimenti, degli obiettivi ben precisi e dando loro modo di gestire il tempo di lavoro li si responsabilizzerà maggiormente, mettendone alla prova le capacità organizzative e di gestione
  • Comunicazione coerente. Ogni decisione, ogni cambio di politica aziendale deve essere comunicata a tutti i dipendenti. In questo modo si sentiranno parte di una “comunità” e non esclusi dall’ambito lavorativo
  • Politiche a livello aziendale. Una volta che si sceglie la strada del lavoro flessibile, si deve permettere a tutti i dipendenti di percorrerla. Ogni cambiamento, infatti, deve essere accesibile a tutti, e non riservato a una sola categoria o a un ristretto gruppo di “eletti”. Ciò fa sì che il personale si senta supportato, accettato e riconosciuto

Per riuscire in questa “impresa”, sarà necessario attuare anche delle modifiche operative a livello di spazi e di strumentazione. L’attivazione del lavoro flessibile, sostiene il report di PageGroup, deve portare a una riconfigurazione degli spazi dell’ufficio: ci sarà bisogno di meno scrivanie e aumenta lo spazio da dedicare ad “attività di gruppo”, per incoraggiare la collaborazione e la creatività dei diversi team. Il cambio, però, deve essere sostenuto anche dal team IT, che dovrà garantire a tutti i dipendenti la possibilità di lavorare da casa ogni volta che vorranno.

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