Lavoro, boom di assunzioni a settembre: i settori più attivi e le posizioni più cercate

L’economia italiana è in forte espansione, con un PIL 2021 che potrebbe spingersi sino al 6% ed una ripresa occupazionale come non si era vista da anni. Lo confermano tutti gli indicatori statistici e le previsioni dei vari uffici studi. L’ultimo il rapporto Excelsior elaborato da  Unioncamere e Anpal, che prevede per il mese di settembre oltre 500 mila assunzioni e per il trimestre settembre-novembre quasi 1,5 milioni di posti.

Quali sono i lavori più ricercati?

L’industria programma per il mese di settembre 156mila entrate e nel trimestre 436mila ed in particolare il manifatturiero prevede 114mila entrate nel mese e 317mila nel trimestre. A guidare, le industrie della meccatronica (31mila a settembre e 87mila nel trimestre), seguite dalle industrie metallurgiche (27mila nel mese e 75mila nel trimestre) e da quelle tessili, dell’abbigliamento e calzature (16mila nel mese e 45mila nel trimestre).

Anche il settore delle costruzioni è in netta ripresa con 42mila assunzioni programmate nel mese e 118mila nel trimestre.

I servizi, dopo un lungo torpore, si risvegliano e programmano 370mila contratti di lavoro nel mese e oltre 1 milione quelli previsti per il trimestre. A far da traino è il commercio, che in vista delle festività prevede 87mila entrate nel mese e 279mila nel trimestre. Bene anche il settore dei servizi alle persone (caregiver, badanti, baby sitter) con 84mila ingressi nel mese e 188mila nel trimestre e dei servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici con 73mila entrate nel mese e 192mila nel trimestre.

Mancano gli operai specializzati

Nel 36,4% dei casi le imprese dichiarano difficoltà di reperimento degli addetti (5,5 punti percentuali in più rispetto a settembre 2019), che sale al 51,6% per gli operai specializzati, al 48,4% per i dirigenti, al 41,4% per le professioni tecniche e al 37,7% per le professioni intellettuali e scientifiche.

Le figure di più difficile reperimento sono fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori carpenteria metallica (66,2%), fabbri ferrai, costruttori di utensili e assimilati (65,8%), artigiani e operai specializzati del tessile e dell’abbigliamento (65,5%).

Difficili da reperire anche i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni (59,2%), i tecnici della distribuzione commerciale (58,7%) e quelli della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (57,1%) così come gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali (57,2%) e gli ingegneri (47,8%).

A incontrare le maggiori difficoltà di reperimento sono le imprese delle regioni del Nord est (sono difficili da reperire il 41,5% delle figure ricercate), seguite da quelle del Nord Ovest (36,3%), Centro (34,0%) e Sud e Isole (33,2%).

Contratti rigorosamente a termine

La domanda di lavoro appare trainata prevalentemente dai contratti a tempo determinato con 275mila unità, pari al 52,3% delle entrate programmate. Seguono i contratti a tempo indeterminato (109mila), i contratti di somministrazione (49mila), gli altri contratti alle dipendenze (37mila), i contratti di apprendistato (28mila), gli altri contratti alle dipendenze (18mila) e i contratti di collaborazione (10mila).

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