Lavoro: bonus e aumenti in arrivo per gli statali

Entro metà novembre saranno aperte tutte le trattative con i sindacati per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego

Riparte la trattativa sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego. “La conferma delle risorse a disposizione e anche l’atto di indirizzo per la Scuola ci ha consentito di stabilire l’Agenda degli incontri all’Aran, ma sono tavoli a velocità differenziate” spiega all’Adnkronos Franco Martini, segretario confederale Cgil. Un dato è certo, comunque, la contrattazione entra nel vivo dopo la battuta d’arresto, da metà settembre, in attesa che venissero stanziate le risorse nella legge di bilancio (1,65 miliardi di euro).

Il nodo risorse è stato praticamente risolto, visto che per gli statali (circa 1,8 milioni di impiegati pubblici) si può disporre complessivamente di 2,85 mld di euro a partire dal 2018, per garantire un aumento di 85 euro mensili e il mantenimento del bonus da 80 euro, anche se resta “un piccolo problema” sulla parte economica per Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil.

“Le risorse finalmente ci sono ma per garantire il bonus – suggerisce parlando con l’Adnkronos – occorrerebbe aumentare un po’ il tetto dei redditi di circa 200-300 euro. E dunque portando la fascia, già aumentata di 600 euro, dai 24.600-26.600 attuali a 24.800-26.800”. La Uil chiede che si proceda a una trattativa no stop per accelerare. “Dobbiamo ripartire per chiudere la partita entro dicembre.

Ma non è tanto la questione risorse a preoccupare quanto il rispetto dell’accordo sulla parte normativa. I sindacati invocano l’avvio di nuove relazioni sindacali in fase di contrattazione all’Aran. “L’aspetto più importante per noi – spiega ancora Foccillo – riguarda il capitolo relazioni sindacali che devono cambiare” privilegiando la fonte contrattuale quale luogo naturale per la disciplina del rapporto di lavoro.

In sostanza, sottolinea Foccillo, “vanno definite le nuove regole, in sede di trattativa, per quanto attiene il rapporto di lavoro tra datore e dipendenti” e quindi, tanto per fare un esempio, “le parti sociali devono definire contrattualmente l’orario di lavoro dei dipendenti di quella determinata amministrazione, ministero o scuola che sia, non quando deve essere aperto un determinato ufficio, una decisione che spetta invece alla singola amministrazione”.

Sulla scorta dell’accordo firmato il 30 novembre 2016 dalla ministra Marianna Madia e Cgil, Cisl e Uil infatti, ricorda Franco Martini, “l’asse tra legge e contrattazione viene spostato restituendo alla contrattazione una funzione maggiore rispetto a quanto aveva determinato la legge Brunetta”. “Si tratta di un requisito fondamentale per rendere protagonista della riforma Pa il lavoratore e fare in modo – sottolinea il responsabile Cgil – che la contrattazione diventi la leva per dare risposte all’altezza dei bisogni dei cittadini, e non solo come difesa corporativa della categoria”.

In collaborazione con Adnkronos

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