Lavoro, autunno meno “smart”: le big pianificano il rientro in ufficio

Non sarà un addio, quanto piuttosto un arrivederci, in attesa della regolamentazione nazionale

Utilizzato da un esiguo numero di persone prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria, lo Smart working ha subito una vera e propria impennata nei mesi più critici in scia alla necessità di osservare distanziamento sociale e limitare quanto più possibile i contatti, coinvolgendo milioni di lavoratori.

Da giorni ormai è partito il dibattito: che succederà dopo? La tendenza è di continuare a far ricorso a questa modalità di lavoro, a piccole dosi, in attesa della regolamentazione che definisca il perimetro in cui ci si muove con maggior chiarezza.

Non sarà un addio, quanto piuttosto un arrivederci per molti lavoratori con molte delle grandi aziende che pianificano il rientro in ufficio per l’autunno.
Ad aprire le danze, come riporta un articolo di Avvenire, è Tim “il primo colosso nazionale ad aver già riorganizzato il lavoro con un orizzonte di lungo respiro che va ben oltre il termine dello stato d’emergenza. Nei giorni scorsi infatti la società delle Tlc ha prolungato fino a fine ottobre le misure Covid ma soprattutto ha sottoscritto un’intesa volontaria con i sindacati per avviare una sperimentazione fino al 2021 di una riorganizzazione del lavoro per i dipendenti con 2 giorni alla settimana di smart working e un pacchetto individuale di altri 12 giorni che permetterebbe al personale di lavorare due giorni in ufficio e tre da casa “.

 

Anche Intesa Sanpaolo andrà avanti con lo smart working ma dal 7 settembre è previsto un rientro più numeroso di tutti i colleghi in sede. Sulla stessa linea anche Eni che, ovviamente nel rispetto delle disposizioni in materia di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro , pianifica il graduale rientro nei propri uffici. 

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