Lavoro autonomo: partita iva, quanto mi costi

Quali sono le spese per aprire la partita iva? E' sempre necessario averne una per lavorare in modo autonomo? Ecco le risposte a queste ed altre domande

La partita iva è un codice di 11 cifre che viene attribuito ad ogni individuo o azienda che ne faccia richiesta. Questo codice consente a lavoratori autonomi, ditte individuali e società di diventare soggetti fiscalmente riconoscibili. Aprire una partita iva, oggi, è un’operazione abbastanza facile da fare per via delle semplificazioni introdotte grazie all’uso della rete. E’, infatti, sufficiente aprire un’ apposita sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate per scaricare i moduli necessari, che poi saranno di nuovo inoltrati per via telematica. Questa procedura non ha, di fatto, alcun costo, ma, nel lungo periodo, mantenere una partita iva può comportare spese abbastanza considerevoli.

Innanzitutto, sarà necessario pagare ogni anno i diritti camerali legati all’iscrizione al Registro delle imprese: la cifra è pari a circa 100 euro annui. Occorre poi aggiungere tutte le spese inerenti la gestione dei libri contabili, attività di solito affidata ad un commercialista, il quale vi applicherà il suo onorario, spesso molto salato. Inoltre, l’apertura di una partita iva comporta l’obbligo di assolvere ai vari adempimenti fiscali e contributivi obbligatori. I soli contributi minimi previdenziali corrispondono, oggi, ad un’aliquota che è pari al 22,65% dei vostri redditi.

Oltre ai contributi, coloro che hanno la partita iva sono tenuti al pagamento delle tasse. Le imposte applicate sul reddito di lavoratori autonomi ed imprese sono Irap e Irpef: entrambe queste tasse variano in proporzione al reddito dichiarato, ma, in media, corrispondono a circa il 35 % delle entrate. Al fine di agevolare i bassi redditi, esistono due modalità di apertura della partita iva che prevedono aliquote ridotte: si tratta del regime dei minimi e di quello forfettario. Nel primo caso, la tassazione sostitutiva non sarà mai superiore al 5% del reddito dichiarato, ma questo regime può essere richiesto solo da lavoratori autonomi o titolari di impresa di età inferiore ai 35 anni; nel secondo caso, la tassazione sostitutiva è pari al 15%, ma anche per questo regime sono previste limitazioni di accesso sulla base del reddito dichiarato.

Qualora, pertanto, non rientriate nelle categorie cui spettano il regime dei minimi o forfettario, è necessario che vi dotiate di una partita iva: chiunque, infatti, percepisca un reddito d’impresa senza essere provvisto di questo codice potrebbe incorrere in sanzioni. Non sono tenuti, invece, all’apertura della partita iva, i lavoratori autonomi occasionali, anche se è molto difficile stabilire il confine fra lavoro autonomo occasionale e quello abituale, tanto che anche la legge in materia presenta delle lacune.

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