Lavoro ai tempi del Covid: 30 ore per tutti. La proposta

Incentivi, part-time nella pubblica amministrazione, straordinario super tassato se oltre una certa soglia. Obiettivo: redistribuire il lavoro.

Sono ormai anni che si parla, in Italia e non solo, di una nuova e diversa idea del lavoro. Sul sentiero tracciato da alcuni paesi del nord Europa e con l’obiettivo di arrivare davvero a ‘lavorare meno, lavorare tutti’, l’idea portante è sempre stata quella di diminuire le ore di lavoro ed aumentare quelle dedicate al tempo libero, così da poter ‘liberare’ spazi anche ad altri lavoratori. A parità di salario o a condizioni inferiori, questo dipende ovviamente dalle risorse.

Ora che lampandemia di Covid-19 ha messo in ginocchio l’economia mondiale ed i paradigmi di lavoro e mobilità per come li abbiamo conosciuti nel recente passato, le proposte per un ripensamento dell’organizzazione del lavoro tornano in cima all’agenda di sociologi ed economisti. Ed alcune proposte di carattere politico ritrovano una centralità che non avevano nel 2019.

E’ il caso della proposta di legge numero 2327 depositata l’8 gennaio 2020 da alcuni deputati del Pd, in cui si mettono nero su bianco contratti stabili meno costosi fino a 30 ore settimanali, incentivi ai part-time volontari, penalizzazione fiscale delle ore di straordinario oltre una data soglia, part-time come prassi nel pubblico impiego. Quattro misure che potrebbero portare a 750 mila occupati in più all’anno per un costo di 2,8 miliardi a regime.

Incentivi
Ecco dunque la proposta. Si introduce un taglio del cuneo fiscale di 4 punti – dal 33 al 29% – per i nuovi contratti a tempo indeterminato fino alle 30 ore: i contratti esistenti non verrebbero toccati. Se un datore vuole fare un contratto di 36 ore è libero di farlo, ma lo sgravio riguarda solo le prime 30 ore. E si distribuisce in modo paritario tra impresa (2 punti) e lavoratore (2 punti): l’impresa ha contributi più bassi da pagare, il lavoratore una busta paga un po’ più pesante. “Per uno stipendio di 2 mila euro lordi parliamo di 80 euro di sconto al mese”, spiega Stefano Lepri, uno dei firmatari.

Pubblico impiego
Nuovo standard orario settimanale per i nuovi assunti della Pubblica amministrazione: 30 ore per tutti. Ma a condizione che ogni ente pubblico, prima di bandire i concorsi, dichiari il fabbisogno di ore di cui necessita per giustificare le nuove assunzioni. Si prevedono eccezioni motivate o deroghe alle 30 ore, ad esempio per i medici.

Agevolazione su part-time
La proposta prevede 4 punti di ‘sconto’ sui contributi anche ai lavoratori che scelgono di passare volontariamente a un contratto a part-time tra le 20 e 30 ore settimanali: 2 punti per il datore e 2 per il dipendente.

“Si parla molto di riduzione di orario di lavoro a parità di salario”, ragiona Stefano Lepri con La Repubblica. “Ma l’ipotesi non funziona, si perde competitività. Anche la Francia che aveva introdotto le 35 ore poi è tornata indietro. In attesa che il Pil riparta, non ci resta che fare fette più piccole della torta che abbiamo, anziché lasciare le persone fuori dal mercato del lavoro a vivere di espedienti o di reddito di cittadinanza”. “Ci ispiriamo al modello tedesco – aggiunge Maurizio Martina – prevedendo non più di 42 ore settimanali, straordinari inclusi. L’Italia ha un gap da colmare con la Germania: lavoriamo di più – 180 ore contro 160 al mese – ma con una produttività più bassa. Puntiamo a trasformare l’eccesso di straordinario in occupazione aggiuntiva”.

La proposta ha un costo stimato per lo Stato di 800 milioni il primo anno, 1,6 mld il secondo, 2,3 miliardi il terzo e a regime 2,8 miliardi. I potenziali occupati aggiuntivi – se tutte le aziende assumessero con le risorse che si liberano con il taglio delle ore – potrebbero arrivare a 750 mila: 150 mila dalla defiscalizzazione dei contratti a 30 ore e del part-time volontario, 100 mila grazie alla “quota 30” nella Pubblica amministrazione e almeno 500 mila dal disincentivo delle ore di straordinario.

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