Lavoratori in tempo di crisi, pensionati con assegno decurtato

La ricaduta della recessione sulle pensioni del futuro. Fino a 50 euro in meno

40-50enni di oggi, occhio. Quando andrete in pensione vi ricorderete della grande crisi perché dal vostro assegno mensile mancheranno 50 euro.
Secondo una proiezione di Progetica per il Corriere della Sera, il biennio nero dell’azienda Italia, con il Pil in calo di oltre il 6%, costerà infatti caro ai pensionati dl domani.

Un 40enne di oggi che staccherà nel 2035, a 65 anni, con una retribuzione finale lorda annua di 36mila euro e una pensione iniziale mensile di 1.838 euro, si vedrà decurtare 50 euro al mese, il 2,7% dell’assegno Inps. Se poi si calcola l’aspettativa di vita residua, 22 anni, se ne vanno in tutto più di 14mila euro.

Va poco meglio per un 50enne, che perderà 46 euro al mese.
Un 30enne ci rimette “solo” 19 euro al mese, ma solo perché la sua rendita di oggi è già abbastanza striminzita. La recessione gli costerà in tutto circa 6mila euro.
Per le donne si rivela una rogna non di poco conto (almeno economicamente) il fatto di vivere di più: in media, la loro perdita complessiva si aggirerà sui 16-17mila euro.

Il punto è che il sistema previdenziale contributivo, ora in vigore, si basa sui contributi versati durante l’intera vita lavorativa ed è agganciato alla variazione media del Pil nominale nei cinque anni precedenti all’uscita dal lavoro.
Il sistema è entrato in vigore nel 1996, con la riforma Dini.
L’andamento dell’economia non ha conseguenze sui lavoratori con più di diciotto anni di contributi al 1995, che ricadono invece nel retributivo.
E tantomeno interessa chi è già in pensione: il loro assegno non subirà alcun taglio.

Chi saranno i più colpiti? Secondo le proiezioni, quelli che stanno in mezzo, cioè chi nel 1995 già lavorava ma aveva meno di 18 anni di contributi: a occhio, i 40-50enni di oggi. Per loro vale il sistema misto, retributivo-contributivo.
Perderanno anche più dei giovani? Sì, perché in base alle previsioni, l’economia dovrebbe risollevarsi e i giovani d’oggi avranno più anni di crescita davanti a loro per rimpinguare i propri contributi. Fermo restando, che la maggior parte di loro è destinata a una vita precaria e a stipendi più bassi già in partenza.

Le alternative sono solo due: lavorare di più o rivolgersi alla previdenza integrativa.

Lavoratori in tempo di crisi, pensionati con assegno decurtato