Lavoratore autonomo, c’è solo la partita Iva?

Il lavoro autonomo e le possibilità di collaborazione con e senza la partita Iva

Dopo il Jobs Act, entrato in vigore nel 2015, i lavoratori autonomi sono sempre più ingolositi della partita Iva: le assunzioni a tempo indeterminato stanno calando e il governo Renzi ha abolito il tanto chiacchierato – ma a volte utile –  contratto a progetto, o meglio il contratto di collaborazione a progetto (co.co.pro.) che ha integrato il contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.).

Questi due tipi di contratti erano tipologie piuttosto amate dai datori di lavoro, un po’ meno dai dipendenti poiché spesso mascheravano rapporti di lavoro subordinato a tutti gli effetti, ma con meno remunerazione, tutele e diritti.

Il regime della partita Iva sta diventando sempre più gettonato, grazie anche alle nuove agevolazioni senza discrimini di età anagrafica per le aliquote al 5% e con l’innalzamento dei massimi importi annuali portati a 30.000 € per gli autonomi e a 50.000 € per i commercianti. Nel 2017 sono in arrivo anche altre novità, come la semplificazione fiscale per cessata attività e finanziamento d’impresa a tasso zero per under 35 e donne di tutte le età.

La libera professione come secondo lavoro, sempre da regolarizzare con l’apertura della partita Iva, è un’eventualità che gli Italiani stanno ponderando sempre di più visti gli stipendi medi del nostro Paese – 1500 €, al nono posto in Europa secondo i dati Ocse – ma in alcuni casi possono sorgere problemi di incompatibilità ed è necessario prestare attenzione.

Un lavoratore dipendente a tempo indeterminato presso ente privato può svolgere attività lavorative con partita Iva, purché il primo lavoro sia considerato prevalente e non vi siano conflitti tra le due occupazioni. Per i lavoratori in ambito pubblico, invece, non è possibile aprire partita Iva, se non in alcuni casi particolari, come medici e docenti.

Solo partita Iva o esistono altri tipi di collaborazioni?

Se l’idea di aprire la partita Iva non entusiasma, ecco le possibilità in mano ai liberi professionisti. Una delle tipologie occupazionali non eliminate dal governo Renzi tramite il Jobs Act è la prestazione occasionale. L’importo lordo è sottoposto a ritenuta d’acconto, equivalente al 20% del totale; inoltre, il lavoratore deve accertarsi di non superare i 5000 € l’anno e di non prestare attività lavorative per un periodo superiore a 30 giorni.

Per giornalisti freelance, articolisti, copywriter, blogger e tutti i professionisti in ambito editoriale c’è un’ulteriore possibilità: il contratto di cessione dei diritti d’autore. Questo contratto non ha limiti per quanto riguarda l’importo massimo annuale e la tassazione è differente a seconda dell’età del professionista: per gli under 35 la ritenuta è del 20% calcolata sul 60% del totale, mentre per gli over sul 75%.

Lavoratore autonomo, c’è solo la partita Iva?
Lavoratore autonomo, c’è solo la partita Iva?