Laureati, futuro tra precariato e disoccupazione

E gli stipendi sono fra i più bassi dei paesi industrializzati

Il futuro per chi esce dall’università è denso di nubi oscure. Secondo l’ultima indagine realizzata da Almalaurea nel 2010, a un anno dalla laurea quasi il 18% dei laureati specialistici risulta disoccupato, percentuale che è cresciuta di ben 7 punti percentuali rispetto a due anni prima.

E come se non bastasse si sta indebolendo la stabilità dell’impiego. Infatti sempre più spesso i giovani laureati devono ricorrere a contratti atipici, oppure al lavoro in nero.
Male anche il reddito percepito. In netta diminuzione: nel 2010, a un anno dalla laurea, i laureati specialistici guadagnano in media 1.078 euro netti al mese, nel 2009 guadagnavano 1.133 euro e nel 2008 1.205 euro (in termini reali). Un basso livello di reddito che ci mette tra le ultime posizioni dei paesi Ocse: in Italia, infatti, lo stipendio medio è pari a a 22.062 dollari, superiore solo alla Slovacchia, al Portogallo, alla Grecia, all’Estonia, all’Ungheria e alla Polonia.
Situazione diversa per i laureati più anziani, se si guardano i dati Ocse, l’analisi sui redditi dei laureati di età 45-54 colloca l’Italia tra i primi sei paesi con i guadagni più elevati, dopo Lussemburgo, Irlanda, Austria, Olanda, Regno Unito.

A confronto con gli altri paesi europei, l’Italia registra in ogni caso un tasso di disoccupazione della popolazione laureata compresa tra 25 e 64 anni tra i più elevati in Europa – livelli mancanza d’impiego più elevati si registrano solo in Turchia, Spagna, Estonia, Irlanda e Portogallo
Tante le cause di questa situazione. Si va dagli scarsi investimenti realizzati nell’istruzione terziaria al tessuto produttivo composto da un numero elevato di micro-imprese. E la gran parte di queste operano nel settori del commercio, manifatturiero e costruzioni. Settori a basso livello d’innovazione tecnologica, con basso fabbisogno di laureati.

Laureati, futuro tra precariato e disoccupazione
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