La Festa dell’8 marzo: donne, lavoro e il “mistero” del Gender Pay Gap

Pur avendo in media un più elevato livello di istruzione rispetto agli uomini e un miglior rendimento, le donne guadagnano mediamente il 22% in meno

(Teleborsa) – Una data simbolica, quella dell’8 marzo, che negli anni è diventata un’occasione per ricordare e fare il punto sulle conquiste sociali, culturali, politiche ed economiche delle donne, ma anche sulle discriminazioni e le violenze di cui sono oggetto, ancora oggi in tutto il mondo. Perchè se è vero che molto si è fatto, è ancora più vero che molto c’è ancora da fare sulla strada della parità.

Spettacoli, convegni, dibattiti, musei gratis, concerti ma anche screening gratuiti previsti per la giornata di oggi, 8 marzo: un pacchetto molto ricco, da Nord a Sud d’Italia, per celebrare una festa che ha origini lontane.

A fare da sfondo lo slogan lanciato dalle Nazioni Unite dedicato all’8 marzo 2019: Think equal, build smart, innovate for change. Pensare con equità, costruire in modo intelligente, innovare all’insegna del cambiamento, tenendo il passo degli Obiettivi Onu di Sviluppo Sostenibile, l’Agenda che mira al 2030 promuovendo un miglioramento globale nella vita dell’umanità, e che proprio per questo non può astenersi dall’affrontare, e anche con una certa urgenza, la questione femminile a livello globale.

Era il dicembre del 1977, quando L’ONU, con la risoluzione 32/142, designò laGiornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”.

Nel nostro paese, la ricorrenza si affacciò intorno agli anni Venti tra le operaie delle grandi fabbriche, destinata a cedere il passo alla clandestinità negli anni del fascismo, per affermarsi solo dopo la Liberazione, quando l’8 marzo del 1946 viene celebrata ufficialmente la prima Giornata della donna. I due conflitti mondiali avevano ridisegnato i confini tra ruoli maschili e femminili con le donne che si erano scoperte lavoratrici e dunque parte integrante del tessuto sociale ed economico. Da allora in poi, anni di battaglie da parte dei movimenti per i diritti delle donne a favore dell’emancipazione e dell’eguaglianza.

Tanti passi avanti, ma la strada è ancora lunga. Quando si parla di lavoro, ad esempio, non è certo una novità che le donne, in qualsiasi parte del mondo, facciano più fatica ad emergere e a tenere il passo dei colleghi uomini.

TRISTE PRIMATOL’Italia, assieme a Malta, è in cima alla classifica del ‘gender gap’ nell’occupazione, ovvero la differenza tra il numero di donne e uomini che lavorano è molto più ampia della media europea. E’ quanto emerge dai dati Eurostat, relativi al 2017.

“MISTERO” GENDER PAY GAP – Inoltre, pur avendo in media un più elevato livello di istruzione, rispetto agli uomini, ed un miglior rendimento, le lavoratrici guadagnano, nel mondo, mediamente il 22% in meno rispetto ai lavoratori.

Insomma, un quadro fatto, in gran parte, di disparità che, nonostante gli sforzi nella direzione di una maggiore e auspicabile equità, non riescono ancora a essere superate: basti pensare ad esempio che le donne europee sono costrette a lavorare 59 giorni in più rispetto agli uomini per portare a casa, alla fine, lo stesso stipendio. Lo dicono i numeri del rapporto Oxfam dedicato al lavoro femminile nei 28 Paesi Ue nel 2017. Il dossier, inoltre, sottolinea come tuttora le donne siano più esposte a lavori precari e occupate in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio.

CHE SUCCEDE IN CASA NOSTRA? – Nel nostro Paese, il tasso di partecipazione economica delle donne in Italia è ancora notevolmente inferiore a quello degli uomini. Nel 2017 infatti il Paese ha continuato a essere tra i peggiori attori per quanto concerne questo indicatore monitorato nel Global Gender Gap Index realizzato dal World Economic Forum, posizionandosi al 118esimo posto su 142 Paesi.

Numeri alla mano, sempre prendendo come anno di riferimento il 2017, solo il 48,9% delle donne tra i 15 e i 64 anni aveva un’occupazione. Tra le più colpite, neanche a dirlo, le madri nella fascia di età 25-34. Le donne sono più penalizzate sul lavoro se hanno figli. Il forte divario in termini occupazionali, contrattuali e retributivi tra uomini e donne, infatti, aumenta in presenza di prole.

GENDER GAP ANCHE PER QUOTA 100 – Da noi esiste un gender gap anche nelle richieste di pensionamento anticipato. Rispetto alle oltre 80mila domande per l’accesso alla pensione con Quota 100 presentate all’Inps, sulla base dei dati aggiornati al 4 marzo, si conferma la prevalenza delle domande presentate dagli uomini che si attestano a 58.069 (72,5%) contro le 22.061 da donne (27,5%).

 

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