L’assunzione a tempo determinato

I contatti a termine non possono superare i 3 anni e tra uno e l'altro devono passare almeno 60 giorni. Sono i nuovi limiti della riforma per evitare gli abusi

Sono molte le ragioni per cui un’azienda ha l’esigenza di assumere personale a termine. La riforma Fornero lascia alle aziende le mani un po’ più libere nel “giustificare” un contratto a tempo determinato ma in compenso detta regole più stringenti contro gli abusi.

Il contratto a termine può essere stipulato  se ci sono ragioni di ordine tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche riferibili alla gestione aziendale corrente (ad esempio, picchi temporanei dovuti a circostanze eccezionali o ad attività stagionali, ma anche alla sostituzione di lavoratori assenti per malattia o ferie). La riforma consente al datore di lavoro di non specificare le ragioni (il cosiddetto”causalone”) per contratti fino a 1 anno di durata (prima il limite era di 6 mesi).

Sul contratto (scritto) deve risultare il termine finale. Il contratto può essere stipulato verbalmente se la durata non supera 12 giorni.

In ogni caso l’assunzione a termine è vietata:

per sostituire lavoratori in sciopero;
per le aziende che hanno effettuato licenziamenti collettivi nei 6 mesi precedenti l’assunzione (salvo alcuni casi particolari indicati dalla legge) o applicano la cassa integrazione;
per le aziende che non sono in regola con le norme sulla sicurezza del lavoro.

I nuovi limiti

La riforma del lavoro ha posto alcune limitazioni in più:

la durata massima complessiva (anche con più contratti a termine) non può superare i 36 mesi, oltre i quali il contratto si trasforma automaticamente a tempo indeterminato. Nel calcolo si tiene conto anche dei periodi svolti in contratto di somministrazione e con mansioni equivalenti;

le pause obbligatorie fra un contratto e l’altro sono di:
60 giorni se il contratto dura meno di 6 mesi (prima erano 10 giorni):
90 giorni se il contratto dura più di 6 mesi (prima erano 20).
Per i lavori stagionali o in situazioni particolari (start-up, lancio di nuovi prodotti, cambiamenti tecnologici ecc.) i contratti collettivi potranno prevedere una riduzione rispettivamente a 20 e 30 giorni;

la proroga del contratto, prima di essere convertito in tempo indeterminato, può essere di:
30 giorni se il contratto dura meno di 6 mesi (prima erano 20);
50 giorni se il contratto dura più di 6 mesi (prima erano 30).

Inoltre sui contratti a termine aumentano gli oneri contributivi: costeranno all’azienda l’1,4% in più per finanziare l’Aspi, l’Assicurazione sociale per l’impiego che sostituisce l’assegno di disoccupazione ed entro il 2017 anche quello di mobilità. (A.D.M.)

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