Jobs act verso modello tedesco: l’articolo 18 sarà ‘riformato’

Entra nel vivo l’esame del Jobs act e comincia a delinearsi un nuovo mercato del lavoro

L’esame del Jobs act entra nel vivo in Parlamento, ed ora la tentazione del governo, e segnatamente del Premier Matteo Renzi, è quella di arrivare ad un ‘superamento’ dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, con l’introduzione di un indennizzo al posto del reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa. E’ la spinta dell’ala destra della maggioranza (Ncd e Scelta Civica), ed è la direzione che Renzi intende seguire per dare risposte all’Europa in cambio di eventuali concessioni sulla flessibilità. Ma all’interno del Pd le fibrillazioni non mancano.

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EUROPA, RENZI E ART.18 – Contro l’articolo 18 aveva puntato l’indice la Banca centrale europea nella famosa lettera di raccomandazioni dell’agosto del 2011 a Berlusconi.E quando Mario Draghi un mese fa ha chiesto all’Italia «un segnale forte», il presidente della Bce ancora una volta ha lasciato intendere che questo segnale deve arrivare soprattutto dalla riforma del lavoro. L’ammodernamento dell’articolo 18 potrebbe fruttare a Renzi quella flessibilità, nel raggiungimento degli obiettivi di bilancio, che cerca da tempo, con l’obiettivo di evitare dolorose manovre di correzione dei conti.
E del resto le esternazioni del Premier in merito lasciano spazio a pochi dubbi: il primo settembre il premier ha detto che l’articolo 18 "è un tema ideologico", affermando che il governo lo "riscriverà sul modello tedesco". Dove, appunto, non esiste il reintegro. E tre giorni dopo, in una intervista al “Sole24ore”, Renzi ha detto  chiaramenter che "c’è bisogno di compiere scelte coraggiose e innovative, fuori dalla logica dei veti".

"L’articolo 18", spiegano a palazzo Chigi, "è più un problema di percezione e suggestione, che di sostanza. Ogni anno ci sono circa 40mila casi affrontati sulla base dell’articolo 18, di questi l’80% sono risolti con un accordo, ne restano 8mila. Di questi 8mila, in 4.500 il lavoratore perde totalmente, in 3.500 il lavoratore vince e in due terzi dei casi ha il reintegro. Si sta discutendo di una cosa che riguarda non più di 3mila persone l’anno". In estrema sintesi: "Se si cambia e si modernizza l’articolo 18, non si mette in discussione una tutela decisiva, mentre bisogna assolutamente dare tutele a chi non ne ha". L’idea di Renzi è quella di approvare, con "una corsa forsennata", la legge delega denominata Jobs act entro ottobre. "Poi affronteremo l’articolo 18 con i decreti attuativi", spiega un consigliere del premier.

REINTEGRO E INDENNIZZO – I centristi di Scelta civica e la destra dell’Ncd propongono di superare definitivamente l’istituto del reintegro, mantenendolo solo per i licenziamenti discriminatori, e introdurre per tutti un indennizzo monetario il cui ammontare è destinato a crescere con l’anzianità di servizio aziendale del lavoratore interessato, in modo da scoraggiare il licenziamento delle "professionalità mature e più costose". Il Pd, al Senato e soprattutto alla Camera, vede questa ipotesi come fumo negli occhi. E rilancia con un modello diverso: contratto a tutele crescenti, con i soli primi tre anni di assunzione privi della garanzia dell’articolo 18. La conferma del lavoratore dopo i tre anni di prova verrebbe “premiata” con un significativo sgravio fiscale. Resterebbe in generale la funzione deterrente della norma dello Statuto dei lavoratori, e, in particolare, a parte i primi tre anni di sospensione, rimarrebbe inalterata nella formula soft introdotta con la legge Fornero di due anni fa.

EMENDAMENTI – La Commissione Lavoro del Senato ha approvato un emendamento del governo che permette di far leva sulla riduzione dell’orario di lavoro sia per difendere i posti di lavoro in casi di ristrutturazioni aziendali (come è accaduto per esempio di recente alla multinazionale svedese dell’Electrolux) ma pure per accrescere i livelli occupazionali. Una spinta insomma all’uso dei contratti di solidarietà in chiave “espansiva”: meno orario, meno salario ma più posti di lavoro. Approvata all’unanimità anche la norma che permette la cessione di giorni di ferie a chi ne ha bisogno.

ROAD MAP – Secondo i piani del governo la legge delega (il Jobs Act, secondo la definizione che ne ha dato il presidente Renzi) dovrebbe essere approvato dalle due Camere tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Entro i primi mesi del 2015 dovrebbero poi arrivare i decreti sui quali stanno già lavorando gli uffici del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

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