Italiani all’estero più degli stranieri in Italia

Lavoratori e studenti emigrano con imprese e cantieri. Che fare per riportarli indietro? Di' la tua

Quanti sono gli italiani residenti all’estero? 3.915.767. E quanti sono gli stranieri residenti in Italia? 3.891.295. E’ quasi lo stesso numero, anzi, continuiamo seppur di poco a essere emigranti piuttosto che ospitanti. Ma l’immigrazione cresce più dell’emigrazione.
I nostri italiani all’estero – secondo il rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes – non sono più soltanto della tipologia “spaghetti e mandolino”.
Il nuovo trend vede espatriare anche studenti e professionisti, la “fuga di cervelli” che impoverisce ulteriormente il nostro Paese.

Secondo Franco Pittau, referente scientifico della pubblicazione, «I quasi quattro milioni di italiani che vivono all’estero sono un fenomeno per certi versi nuovo e in continua crescita: oggi rappresentano il 6,6% della popolazione italiana».
I lavori più gettonati all’estero sono stati negli ultimi anni quelli legati alla telefonia – che ci ha fatto esportare parecchi ingegneri e tecnici – e la più tradizionale carriera diplomatica.
Tuttavia, i due terzi degli espatriati vanno ancora a svolgere le professioni più umili (talvolta illegalmente o con visto turistico).

Poi ci sono gli studenti. Sono 6mila quelli che ogni anno lasciano l’Italia, più di tutti gli stranieri che arrivano da noi.
L’ultimo dato, che risale al 2007, parla di oltre 41mila universitari italiani iscritti all’estero. Stanno soprattutto in Germania, Austria e Gran Bretagna.
Chi invece espatria con il programma Erasmus sceglie soprattutto Spagna, Francia o Germania: erano 18mila nell’ultimo biennio.

Ma non c’è solo il singolo lavoratore o studente. Esportiamo anche attività.
Attualmente ci sono 109 cantieri italiani in attività all’estero, che producono più o meno lo stesso fatturato (5,5 miliardi di euro rispetto a 6,3 miliardi) delle imprese di costruzione con sede in Italia.
Giusto per fare un esempio, è italiano il cantiere che sta restaurando la Città Proibita di Pechino e nella captale cinese ha sede dal 2004 il Sino-Italian Cooperation Training Center of Conservation and Restoration for Cultural Properties.
Insomma, non si esporta solo manodopera italiana, ma anche know-how.

A questo punto la domanda è: che fare per riportare a casa il materiale umano cresciuto all’estero? Di’ la tua

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