Istat, a dicembre crescono gli inattivi. E la crisi fa gongolare l’illegalità: boom del lavoro nero e stipendi dimezzati

La fotografia allarmante dello studio realizzato dal Censis per Confcooperative

(Teleborsa) La crisi fa male a tutti. Anzi no. Non risparmia quasi nessuno perché c’è qualcuno che si salva: stiamo parlando dell’illegalità che, appunto grazie alla crisi e ai suoi effetti,  gongola letteralmente.
Risultato? Lavoro nero a livelli record  a causa di un numero sempre maggiore di persone che sono costrette ad accettare qualsiasi tipo di occupazione e soprattutto a  qualsiasi condizione, pur di arrivare a fine mese.

BOOM DEL LAVORO NERO – Una situazione a dir poco allarmante che rischia di allargarsi a macchia d’olio con effetti nefasti sul presente e sul futuro.  Sono sempre di più le imprese che ricorrono al lavoro irregolare che riducono il costo del lavoro del 50% ed oltre mettendo spesso fuori mercato le aziende che operano nella legalità. A scattare la fotografia ci ha pensato uno studio “Negato, irregolare, sommerso: il lato oscuro del lavoro” presentato a Roma realizzato dal Censis per Confcooperative.

Nel periodo 2012-2015, mentre l’occupazione regolare si è ridotta del 2,1%, l’occupazione irregolare è aumentata del 6,3%, portando cosi a oltre 3,3 milioni i lavoratori che vivono in questo cono d’ombra non monitorato.

LA CRISI DIMEZZA GLI STIPENDI – Quanto agli stipendi è nel settore industriale che si registra il divario maggiore tra retribuzione lorda oraria regolare (17,7 euro) e retribuzione percepita da un irregolare (8,2 euro, ovvero il 53,7% in meno), seguono i servizi alla imprese (-50,3%, 9,5 euro anziché 19,1).

PRESENTE A RISCHIO, FUTURO PURE – Ma non finisce qui. Dati allarmanti che riguardano il presente ma che mettono ancora più a rischio il futuro dei lavoratori lasciandoli, infatti, privi delle coperture previdenziali, assistenziali e sanitarie generando un’evasione contributiva stimata in 10,7 miliardi ed un’evasione complessiva pari a 107,7 miliardi mettendo in conto anche i buchi dell’Iva (36 miliardi), dell’Irpef (35) e dell’Irap (8,5).

ISTAT, A DICEMBRE AUMENTANO GLI INATTIVI – Una ricerca amarissima che arriva  proprio nel giorno in cui l’Istat diffonde i dati sull’occupazione, sempre in chiaroscuro: se infatti da un lato si rileva un tasso di disoccupazione che a dicembre scende al 10,8% rispetto allo stesso mese del 2017, il  livello più basso da agosto 2012, dall’altro preoccupa l’ aumento di inattivi e una diminuzione di persone in cerca di lavoro per il quinto mese consecutivo.

Nel quadro complessivo su base annua appare evidente, però, un segnale preoccupante: gli occupati aumentano del +0,8% (pari a +173 mila), ma la crescita interessa soprattutto i lavoratori a termine, mentre gli indipendenti e i dipendenti permanenti diminuiscono. Scende la disoccupazione, ma a crescere sono solo lavoro a termine e precariato.

Non tarda ad arrivare il commento di Federconsumatori –  “E’ indispensabile avviare un intervento deciso sul Lavoro, definendo un piano di investimenti per il rilancio dell’occupazione ed un taglio delle tasse sul lavoro”,  afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. “Si tratta del primo passo, fondamentale, per tracciare una nuova fase di crescita, che abbia carattere strutturale e duraturo.”

Necessario un segnale di svolta sul fronte occupazionale – “Per questo è indispensabile dare una risposta concreta. Le strategie per il rilancio del mercato del lavoro e la redistribuzione dei redditi risultano, pertanto, imprescindibili ai fini di una decisiva fuoriuscita dalla fase di stallo in cui, da troppi anni, si trova la nostra economia, che i timidi ed incerti segnali positivi non son certo sufficienti a modificare”, conclude.

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