Indagine: le lauree più gettonate e i segreti per sedurre l’azienda – L’indagine di Gidp sui neolaureati mette a fuoco i desiderata delle imprese che cercano nuove risorse

L'indagine di Gidp sui neolaureati mette a fuoco i desiderata delle imprese che cercano nuove risorse



Studiate economia o comunque optate per una laurea specialistica, cercate contatti con le aziende mentre ancora siete iscritti all’ateneo, frequentate almeno uno stage, imparate alla perfezione una lingua straniera e tenete presente che, tra un buon voto di laurea e un corso di studi con la tabella di marcia in regola, conta di più non andare fuori corso.

E’ quanto emerge dall’VIII indagine nazionale sui Neolaureati condotta da Gidp, l’associazione dei direttori Risorse Umane che raggruppa 1950 dirigenti delle imprese medio-grandi italiane.

La ricerca, strutturata in 34 domande, ha analizzato un campione di 92 direttori del personale di aziende di varie dimensioni, operanti in diversi settori. Una fotografia, scattata da una prospettiva aziendale, sulle modalità di accesso al mondo del lavoro per i neolaureati, utile per capire come le imprese schiudono le porte ai giovani e quali strategie adottano per non farseli scappare?

La facoltà che sforna i laureati più richiesti è Ingegneria (42.92%), seguita da Economia (23.74%), ma il rapporto si inverte se si considerano le singole Lauree, dove al primo posto figura Economia e al secondo Ingegneria gestionale, seguita da Ingegneria meccanica. In ambito umanistico, oltre a Giurisprudenza, gode di una discreta attenzione anche la laurea in Scienze e Politiche, particolarmente per quelle facoltà che contemplano corsi sulla gestione delle Risorse umane o a carattere giuridico-amministrativo. Cenerentola tra le lauree, Filosofia, viene trascurata dalle aziende, nonostante si conoscano diversi manager di successo (Franco Tatò, Chicco Testa, per citarne un paio), che in passato scelsero il prestigioso corso di studi.

«Le caratteristiche del neolaureato più richieste dalle aziende sono la sua capacità di lavorare in team, la flessibilità nel gestire incarichi differenti e l’abilità nel risolvere i problemi (problem solving)», ci spiega Paolo Citterio, presidente di Gidp e head hunter.
Caratteristiche che non sempre è facile sviluppare durante il corso di laurea, proprio per la lacuna storica del nostro iter formativo, buono a livello teorico ma spesso staccato da un contesto pratico che permetta ai giovani di “assaggiare” quelle dinamiche che ritroveranno in azienda.

Infatti, continua il dott. Citterio,  «Le carenze che più spesso l’azienda riscontra nei neolaureati sono di ordine tecnico pratico (36,56%), seguite da deficit relazionali-emotivi (32,26%) e da inadeguatezze comportamentali (23,66%). Non a caso il tempo che intercorre tra l’esordio lavorativo e l’effettiva operatività del “neo”, nel 36% dei casi, oscilla dai 6 ai 12 mesi, ed è tra i più lunghi in Europa».

In base all’indagine svolta, cosa chiede il neolaureato all’azienda? «I giovani sono pronti a chiudere un occhio sulla busta paga (che è tutt’altro che bassa, attestandosi su una media di 23.000 euro annui) a fronte di formazione e crescita professionale: i “neo” capiscono la cosa più importante è saper gestire e sviluppare le proprie competenze, chiedono di concordare un programma di sviluppo individuale che fissi le tappe della futura carriera, e attribuiscono considerevole valore alle opportunità di job rotation, che permette loro di affrontare funzioni diverse».

Un consiglio per i giovani? «Non aspettare la laurea per affrontare il mondo del lavoro. Svolgere piccoli lavoretti, magari approfittando del lungo periodo di pausa estiva, è sempre un’esperienza preziosa».

Laura Ferrari

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