Morti bianche, tragedia italiana. Di’ la tua

Gli incidenti sul lavoro mietono migliaia di vittime. Secondo il Censis sulla sicurezza il bilancio è in rosso


La vera emergenza sicurezza? Le morti sul lavoro.
In Italia numericamente gli omicidi sono la metà delle morti bianche. La mortalità causata dagli incidenti sulle strade supera addirittura di otto volte quella per mano violenta. Sono i dati di un’indagine diffusa dal Censis a rivelare il paradosso dell’opinione pubblica italiana , tutta protesa, secondo il direttore generale dell’istituto di ricerche socioeconomiche Giuseppe Roma “a concentrarsi sulla dimensione della sicurezza rispetto ai problemi della criminalità”.

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Il trend parla di un calo vistoso della piaga degli omicidi in Italia. Sono diminuiti di un terzo in tredici anni (663 nel 2006, ultimo dato disponibile, a fronte dei 1042 del 1995). Cifre che però hanno una bassa significatività, se rapportate agli incidenti sul lavoro. In definitiva, a Roma, lo rivelano le statistiche, si è più sicuri che ad Amsterdam e a Londra. Eppure nella capitale sono stati inviati 400 soldati, destinati a diventare 1000 in breve tempo, come si affrettano a segnalare polemicamente alcune organizzazioni, come Peace Reporter.

L’Italia, con i suoi  918 casi nel 2007, è di gran lunga il paese europeo dove si muore di più sul posto di lavoro. Un morto ogni 23 mila lavoratori.
In Germania nello stesso periodo si contano 678 morti bianche, 662 in Spagna e 593 in Francia.

Il direttore generale del Censis ha commentato i risultati dell’analisi, osservando: “Gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti“.  “C’è una sfasatura tra i pericoli reali e interventi concreti per realizzarli – ha concluso Roma –  il luogo di lavoro e la strada mancano di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini”.  L’organico degli ispettori del lavoro è sottodimensionato in riferimento ai reali bisogni (sono soltanto 3.750). Difficile monitorare le decine di migliaia di cantieri aperti. Ancor più difficile che il fenomeno venga arginato. Fatalità o motivi strutturali?
 

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