Inail, verso il no al risarcimento per chi non si vaccina

Per gli operatori sanitari che rifiutano il vaccino e contraggono il Covid non è previsto alcun risarcimento dall'Inail

I lavoratori della sanità che rifiutano il vaccino potrebbero rischiare di non avere il risarcimento per l’infortunio sul lavoro nel caso dovessero ammalarsi di Covid. La questione è sul tavolo dell’Inail dopo l’apertura di una istruttoria nei confronti di 15 dipendenti dell’ospedale San Martino di Genova che hanno contratto il Covid dopo aver detto di no al vaccino.
Quindi si deve valutare se la persona contagiata è da considerarsi in malattia o se si tratta di infortunio sul lavoro.

Inail, la questione

La segnalazione all’Inail arriva da Genova. All’ospedale San Martino 15 infermieri, che hanno scelto di non ricevere la somministrazione del vaccino a cui avevano diritto come i loro colleghi, si sono contagiati mentre erano al lavoro. Il direttore generale della struttura, Salvatore Giuffrida, si è rivolto all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro chiedendo se quei quindici infermieri devono essere considerati in malattia o se si tratta di infortunio sul lavoro e cioè: “Ammalarsi in corsia dopo aver detto no al vaccino va considerato infortunio sul lavoro, con l’insieme di tutele che ne deriva? O il dipendente andrà considerato in semplice malattia?”.

La persona contagiata è in malattia o è infortunio sul lavoro?

La questione è complicata e non riguarda solo gli infermieri, ma anche insegnanti, forze dell’ordine e le altre categorie professionali da vaccinare nei prossimi mesi. Va ricordato che il vaccino non è obbligatorio e prima di chiudere l’istruttoria (entro trenta giorni) l’Inail sarebbe orientato a chiedere un parere al Ministero del lavoro, a quello della Sanità e al Garante della Privacy.

Nel 2020 è stato deciso che aver contratto l’infezione, per il personale sanitario, era da ritenersi un infortunio sul lavoro, ma non c’erano ancora i vaccini. È probabile che il risarcimento non possa essere negato in assenza di obbligatorietà del vaccino, ma la questione, qui posta per la prima volta, aprirà probabilmente alla necessità di regole diverse almeno per il personale sanitario.
C’è poi da affrontare anche la delicata questione della privacy: secondo l’autorità il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti se sono vaccinati oppure no, e non può chiederlo neppure al medico.

Sul tema va registrata l’opinione dell’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, oggi nel consiglio di Amministrazione dell’Inail che, sottolineando di parlare a titolo personale, ritiene “logico che chi decide di non vaccinarsi e svolge una mansione a rischio poi non possa chiedere il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro. Anzi, dovrebbe essere messo nelle condizioni di non essere un pericolo per sé e per gli altri, evitando il licenziamento, ma svolgendo mansioni che non hanno contatto con il pubblico”.

 

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