Imprese, mai più fallimento: via libera a insolvenza o crisi

Se l’insuccesso è per motivi di mercato e non per condotte illecite, all’imprenditore deve essere data la possibilità di riprovarci. Ecco cosa cambia nel disegno di legge delega per la riforma del diritto fallimentare

Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge delega per la riforma del diritto fallimentare, in cui sparisce la parola fallimento e diventano centrali i concetti di gestione della crisi e dell’insolvenza. In affari può andar male, ma se l’insuccesso è per motivi di mercato e non per condotte illecite, all’imprenditore deve essere data la possibilità di riprovarci. La linea guida è la prevenzione: intervenire cioè prima che sia troppo tardi e all’azienda non resti altra strada che l’insolvenza. Al fallimento si sostituisce una procedura semplificata di liquidazione giudiziale dei beni, nella quale si innesta una possibile soluzione concordataria. Nella riforma anche un’altra novità: una procedura per le insolvenze dei gruppi di imprese.

Gestione crisi e insolvenza: cosa cambia?
Via dall’ordinamento la parola fallimento, termine che è sempre accompagnato da un’aura di negatività e che generalmente getta nel discredito, non solo professionale ma spesso personale, l’imprenditore. È stato rilevato che imprese che risultano insolventi, hanno più possibilità di successo al secondo tentativo. Ogni impresa, infatti, comporta un rischio: crisi e insolvenza sono processi fisiologici del ciclo imprenditoriale. Si tratta dunque di garantire a quelle imprese in crisi un accesso al credito al fine di non aggravare una situazione già pericolosa di per sé. Questa riforma allinea l’Italia alle normative europee già in vigore in alcuni paesi come Francia, Spagna e Germania. Alle imprese verranno offerti servizi di sostegno in tema di ristrutturazione precoce e di consulenza per evitare il default.

Parametri spia per evitare i fallimenti
Il disegno di legge introduce una fase preventiva di “allerta”, per anticipare l’emersione della crisi. Vengono considerati dei parametri-spia: per esempio, non riuscire più a versare i contributi per i propri dipendenti. In questi casi l’impresa dovrebbe intraprendere un percorso extragiudiziale, assistita da mediatori esperti nel ristrutturare l’azienda.  La fase di «allerta» è funzionale ai negoziati per il raggiungimento dell’accordo con i creditori.
La riforma prevede regole processuali più semplici e veloci. Le procedure di maggior valore saranno trattate dai tribunali delle imprese, quelle minori da un numero ridotto di tribunali dotati di personale specializzato.

Crisi aziendale: rischi e pericoli
L’insolvenza di un’azienda è un pericolo anche per l’indotto a essa legato. Infatti, il rischio è che un’azienda che fallisce smetta di pagare i fornitori e gli intermediari finanziari, allargando la spirale negativa e accumulando obbligazioni che non sarà mai in grado di ripagare.
Intervenire tempestivamente significa proteggere il tessuto economico imprenditoriale e prevenire situazioni che possono incancrenirsi. Questa riforma potrebbe comportare dunque la salvaguardia occupazionale delle aziende in crisi e al contempo il tessuto economico su cui operano.

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