Il paradosso nel Def: con Reddito di cittadinanza e Quota 100 meno posti di lavoro

Aumento del tasso di disoccupazione dello 0,3% per quest’anno e dello 0,7% per l’anno prossimo. Insieme a un corrispettivo calo dell’occupazione dello 0,2% per entrambi gli anni

Uno degli argomenti più caldi degli ultimi mesi è sicuramente quello che riguarda la novità sul fronte pensionistico con l’introduzione di Quota 100, la misura fortemente voluta dal Vicepremier Salvini (può lasciare chi ha almeno 62 anni di età e 38 di contributi, che appunto sommati danno il “magic number”).

 

Nel corso di questi mesi, sono stati in tanti a interrogarsi su benefici, pro e contro, animando un dibattito, a tratti duro e serrato, che continua ancora. Pochi giorni fa, a riportare sotto i riflettori la discussione sul pensionamento anticipato ci aveva pensato un editoriale di Alberto Brambilla presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali, dalle colonne del Corriere della Sera, che sugli effetti della misura mostrava più di qualche perplessità ,disegnando uno scenario davvero poco affascinante che torna di attualità.

 

In quell’occasione Brambilla, stimava che le aspettative di “un discreto rimpiazzo di neo-pensionati sono modeste”: un parere espresso sulla base degli attuali dati sull’occupazione. Ma anche tenendo a mente il ciclo economico negativo, con il Pil che nel 2019 potrebbe essere sotto lo 0,4% e la produzione industriale in calo.

 

LO DICE ANCHE IL GOVERNO – In queste ore, sono stati in tanti a cogliere un paradosso contenuto nel Def, quindi una ammissione che arriva dallo stesso Governo affidata ai numeri:  un aumento del tasso di disoccupazione dello 0,3% per quest’anno e dello 0,7% per l’anno prossimo. Insieme a un corrispettivo calo dell’occupazione dello 0,2% per entrambi gli anni. Questi i numeri che fotografano l’impatto macroeconomico del reddito di cittadinanza e di quota 100, in pratica le due misure bandiera del governo giallo verde. Nel 2021 il tasso di occupazione risalirà dello 0,3%, ma anche il tasso di disoccupazione avrà un incremento di pari portata.

 

Come riporta il Sole24 ore, nel compilare queste stime, il Mef ha tenuto conto della mutata congiuntura economica che molto probabilmente scoraggerà nuove assunzioni, anche in presenza di incentivi, sia per il turn over legato a quota 100 – che secondo il centro studi dei Consulenti del lavoro potrebbe avere un rapporto di 1 assunto ogni 3 pensionati – sia per i percettori del reddito di cittadinanza.

QUOTA 100,POCHE DONNE – Intanto, tirando le prime somme su Quota 100 scopriamo che pionieri della misura, sono soprattutto uomini. Come riporta il quotidiano economico, in un primo flash statistico di qualche giorno fa, sono in maggior frequenza lavoratori delle regioni del Nord, più di uno su tre è del Mezzogiorno.

 

Prendendo in esame l’esplorazione descrittiva sui dati dei primi 26.831 neo-pensionati, ciò che salta agli occhi è la forbice tra maschi e femmine. Un dato a dire il vero, ampiamente prevedibile, visto che per rientrare nella platea dei fortunati in grado di aderire alla misura bisogna avere come detto almeno 38 anni di contribuzione continuativa, un requisito che riguarda per la grandissima maggioranza lavoratori uomini.

 

Certo è però che frequenza dell’89,3% di neo-pensionati maschi contro il 10,7% di femmine va ben oltre e racconta un gap noto quanto  preoccupante inquadrando perfettamente le disparità che caratterizzano ancora al giorno d’oggi il nostro mercato del lavoro.

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