Il lavoro intermittente (job on call)

A disposizione del datore per attività saltuarie. Il lavoro a chiamata ha regole precise a tutela del lavoratore. E ora basta un sms per avviare il rapporto

Intermittente, a chiamata o, più alla moda, job on call. Tre modi per chiamare lo stesso rapporto di lavoro, quello in cui un lavoratore si mette a disposizione alla “chiamata” del datore di lavoro per lo svolgimento di prestazioni discontinue individuate dai contratti collettivi o dalla legge, oppure per periodi predeterminati come i week-end, il periodo delle ferie estive o delle festività natalizie e pasquali. Le attività considerate “discontinue” sono ad esempio gli incarichi di portineria e sorveglianza, di centralinista, di lavoratore dello spettacolo.

Introdotto dalla legge Biagi, il contratto a chiamata può sempre essere stipulato anche per altri lavori e indipendentemente dal periodo di svolgimento se il lavoratore ha meno di 25 o più di 45 anni, anche se pensionati.

E’ vietato utilizzare il lavoro a chiamata per la sostituzione di personale in sciopero e in altri casi stabiliti dalla legge.

Come funziona

Il contratto può contenere un obbligo di disponibilità (il lavoratore non può rifiutarsi di rispondere alla chiamata), e in questo caso è prevista un’indennità mensile, oltre ovviamente alla regolare retribuzione delle ore lavorate. Se invece il lavoratore non è tenuto a rispondere alla chiamata ha diritto solo alla retribuzione delle ore di lavoro effettive.

Il trattamento economico e normativo per i periodi lavorati dev’essere uguale a quello degli altri lavoratori di pari livello e a parità di mansioni svolte. Tuttavia durante il periodo in cui resta disponibile il lavoratore non matura nessun altro trattamento economico o normativo e può essere liberamente licenziato.

La chiamata

Con lo scopo di snellire le procedure, la riforma Fornero ha introdotto alcune novità sul modo di comunicare alla Direzione territoriale del lavoro la chiamata del lavoratore. Le nuove regole entreranno in funzione progressivamente ma una volta a regime sono previste sanzioni pesanti (dai 400 e i 2.400 euro) per chi non si adegua.

I canali di comunicazione sono:

il fax al n. 848 800 131, che può essere utilizzato solo scaricando l’apposito modello dal sito del ministero del Lavoro. Vanno indicati il codice fiscale del datore di lavoro e del lavoratore, la data di inizio e quella di fine della prestazione;

l’sms al n. 339 9942256, la principale novità introdotta dalla riforma. Si deve indicare l’indirizzo e-mail del datore di lavoro, il codice identificativo della Comunicazione di avvio del rapporto di lavoro e la data di inizio e di fine delle prestazioni.

l’email all’indirizzo intermittenti@lavoro.gov.it, che deve avere in allegato il modello ufficiale compilato;

• online all’indirizzo http://www.cliclavoro.gov.it (attivo dal 1° ottobre 2012) tramite un apposito software.
(A.D.M.)

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