Il decreto dignità non soddisfa le piccole imprese. Sindacati prendono tempo

(Teleborsa) – Non sono passate 24 ore dall’approvazione del Decreto Dignità da parte del Governo, fortemente voluto dal vicepremier Luigi Di Maio, ma già piovono molte critiche sul provvedimento, che sembra non soddisfare le piccole imprese e le imprese artigiane. 

Confesercenti non convinta delle norme sul tempo determinato – “Rileviamo con profonda insoddisfazione l’inserimento nel decreto dignità di pesanti interventi sui contratti a termine”, afferma l’associazione di categoria del commercio che nota “se da una parte riteniamo condivisibile cercare di stabilizzare l’occupazione e dare le giuste garanzie ai lavoratori, dall’altra non possiamo accettare la penalizzazione delle imprese, che garantiscono il lavoro in primo luogo”.

Confcommercio parla di inutile e dannosa rigidità del mercato del lavoro –  “Il Governo decide di fare una grave marcia indietro sui contratti a termine introducendo, di fatto, forme di inutile e dannosa rigidità”, afferma l’associazione dei commercianti , aggiungendo “se l’obiettivo era quello di favorire la creazione di nuova occupazione, si va invece nella direzione opposta con l’aggravante di creare un periodo di incertezza e un ritorno del contenzioso“. Poi, sottoliena che “le imprese del terziario e del turismo, le uniche che hanno creato nuova occupazione, anche durante le crisi, avranno dunque un freno allo sviluppo e agli investimenti”. 

Artigiani delusi criticano reintroduzione causale nei contratti a tempo – La CNA – Confederazione Nazionale Artigianato esprime preoccupazione per la possibile reintroduzione delle causali nei contratti a tempo determinato. e sottolinea che “si riprodurrebbe la stessa situazione di incertezza che in passato è stata fonte di numerosi contenziosi, in contrasto con la volontà espressa dal Governo di introdurre elementi di forte semplificazione in campo economico”.

Confartigianato parla di rigidità e maggiori costi per le PMI – Le misure sui contratti a termine contenute nel decreto dignità confermano i nostri timori: si introducono rigidità e costi per le imprese senza peraltro creare benefici per i lavoratori. Non è così che si favorisce l’occupazione”, commenta il Presidente dell’associazione di categoria Giorgio Merletti, che però esprime un giudizio positivo sulla stretta per le imprese che delocalizzano. 

Nel frattempo, i sindacati prendono tempo, per esaminare più nel dettaglio il decreto, che si propone di “rottamare” il Jobs Act. Arriva però qualche prima reazione a caldo.

“Lo esamineremo con molta attenzione, ma vi sono alcune questioni rilevanti: meno precarietà significa dare più certezza ai nostri giovani e non e’ più possibile che le imprese prendano fondi pubblici e poi decidano di delocalizzare. Quindi, su questo spirito siamo assolutamente convinti che vi siano questioni importanti, nodali assunte come priorità e lo condividiamo, sui singoli provvedimenti ci riserviamo una lettura attenta”, ha commentato la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan

Silenzio dalla leader della Cgil, Susanna Camusso.

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