Il capo? Due dipendenti su tre preferiscono che sia uomo

Lo rivela una ricerca sulla parità di genere nel posto di lavoro, svolta dalla Randstad Workmonitor

Italiani attenti alle pari opportunità in azienda ma poi, quando si va al sodo, dichiarano in maggioranza di preferire che il capo sia un uomo. Sostengono che nelle aziende italiane non ci sia disparità di trattamento ma poi ammettono che, a parità di competenze, per un posto di lavoro vengono favoriti i candidati uomini.

A rilevare queste contraddizioni è il Workmonitor di Randstad, dal quale emerge, secondo il report stesso, “una visione strabica” sulla questione della diversità di genere sul posto di lavoro.

I RISULTATI – Secondo i risultati della ricerca, il 91% dei lavoratori italiani preferisce lavorare in contesti professionali caratterizzati dalla diversità di genere (contro l’87% della media mondiale) e l’89% ritiene che squadre eterogenee ottengano risultati migliori rispetto a team omogenei (contro il 68% della media globale). Numeri che mostrano come la diversità sia considerata un valore non più rinunciabile per la grande maggioranza degli italiani, soprattutto nei rapporti orizzontali fra colleghi allo stesso livello di carriera.

Una sensibilità che si riscontra anche nella percezione del trattamento dall’azienda: l’82% pensa che le imprese italiane si comportino allo stesso modo con i dipendenti di generi diversi e l’81% dichiara che a parità di funzione corrisponda una parità di trattamento.

Ma, alla prova dei fatti, la situazione appare diversa. Un lavoratore italiano su tre (33%) crede che uomini e donne non abbiano le stesse possibilità di ottenere un lavoro o una promozione. E addirittura l’80% ritiene che, a parità di competenze, per un posto di lavoro vengano favoriti i candidati di genere maschile, mentre solo il 20% crede che il personale femminile riceva un trattamento privilegiato.

Così non sono pochi gli italiani favorevoli a una disparità di trattamento per riuscire proprio a garantire l’obiettivo della diversità: il 43% giudica positivamente che un genere sia favorito sull’altro a questo scopo (ben il 7% in più della media globale e addirittura il 13% in più della media europea).

Salendo la scala gerarchica emerge in modo preponderante anche la mentalità più tradizionalista dei lavoratori. Per il 62% la parità di genere aumenta con l’anzianità nel ruolo. Ma, se il 75% dei dipendenti italiani afferma che il suo diretto superiore è un uomo, quasi due lavoratori su tre (il 64%) dichiarano di preferire un capo di genere maschile.

In ogni caso, il Workmonitor rivela il ruolo cruciale dei manager nella promozione delle buone pratiche come la parità di genere: il 72% pensa che il suo diretto superiore abbia un ruolo importante nel promuovere lo spirito di squadra, il 70% che rappresenti la cultura aziendale e sia da esempio per i dipendenti.

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