Il “buco” del Jobs Act: assunzioni fasulle per intascare soldi pubblici

La vicenda denunciata dall'Inps rivela un problema anche strutturale

La denuncia dell’ufficio Entrate dell’Inps, che stima un totale di 600 milioni di euro di sgravi contributivi indebitamente percepiti nel triennio 2015-2017, segna l’ennesima debolezza della riforma del lavoro detta Jobs Act, che proprio sugli sgravi contributivi basa gran parte della sua auspicata efficienza. O quanto meno sui numeri che periodicamente si rimpallano governo e opposizioni a proposito dei nuovi posti di lavoro.

Se al diminuire degli sgravi fiscali sono diminuite anche le assunzioni, ora si scopre che una sbandierata assunzione ogni quindici è addirittura falsa. Circa 100mila lavoratori su un milione e mezzo assunti nel 2015 con l’esonero totale di contributi previdenziali non avevano diritto allo sgravio: le aziende coinvolte sono circa 60mila.

Il danno per le casse dello Stato non è di poco conto, perché per stessa ammissione dei funzionari dell’Inps così si sono persi 600 milioni di euro, cioè soldi dei pensionati e dei contribuenti. Tra le centinaia di migliaia di persone che hanno beneficiato della cosiddetta decontribuzione, ossia dello scontro triennale da 8.500 euro l’ anno sui versamenti all’ Inps, ce ne sono circa 100 mila che non ne avevano diritto. Le aziende hanno dichiarato di averli assunti, ma in realtà o non lo hanno fatto oppure erano già dipendenti dell’impresa che, fingendo di metterli in regola, ha ottenuto un ingiusto vantaggio.

Ma non è tutto, perchè nel mirino dell’Inps sono entrate anche le false aziende con relativi falsi lavoratori. Posizioni create al solo scopo di usufruire delle indennità di disoccupazione, una truffa escogitata per poter raggirare l’ istituto previdenziale, con un danno stimato in 160 milioni. Anche questa volta a danno dei pensionati e dei contribuenti.

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