I doveri del lavoratore dipendente

Il lavoratore dipendente ha molti diritti, ma altrettanti doveri, vediamo quali sono per non incorrere in sanzioni

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia Consulenti del lavoro

Al momento della stipula del contratto di lavoro, in capo al lavoratore sorge l’obbligazione principale di eseguire la prestazione lavorativa, conformemente alle mansioni assegnate, secondo l’orario concordato e nel luogo stabilito. La stessa viene comunque integrata da una serie di altri obblighi “accessori” previsti dalla disciplina codicistica, quali gli obblighi di diligenza, obbedienza e fedeltà.

L’obbligo di diligenza (art. 2104, comma 1 c.c.) consiste nell’esattezza e nella scrupolosità nello svolgere il proprio lavoro, ma anche nell’esecuzione dei comportamenti accessori, strumentali ad un’utile prestazione. La diligenza deve però essere collegata anche alle esigenze organizzative dell’impresa, nel senso che la prestazione viene diligentemente effettuata solo se la stessa può essere integrata e coordinata con il lavoro di altri dipendenti.

Ai sensi dell’art. 2104 comma 2 c.c. il lavoratore deve adempiere alle disposizioni che il datore di lavoro impartisce per la corretta esecuzione del lavoro. È sempre fatto salvo, in ogni caso, il diritto-dovere del lavoratore di rifiutarsi di eseguire atti che siano vietati dalla legge, non solo quando il divieto legale è posto a tutela dell’ordinamento, ma anche quando esso è posto a tutela semplicemente delle prerogative spettanti a quel singolo dipendente, come ad esempio la richiesta di rinunciare al riposo giornaliero riducendo le 11 ore previste dalla legge.

Ultimo, ma non meno importante, il dovere di fedeltà che trova la sua fonte di disciplina nell’art. 2105 del Codice Civile e dal quale discendono due obblighi particolari: quello di non concorrenza e quello alla segretezza.

Per quanto concerne il divieto di concorrenza, questo opera soltanto durante lo svolgimento del rapporto di lavoro e cessa a seguito della risoluzione del rapporto, a meno che le parti non abbiano stipulato un apposito patto di non concorrenza. Al contrario, l’obbligo di riservatezza permane intatto anche successivamente alla cessazione del rapporto. Relativamente a quest’ultimo divieto, il lavoratore non può divulgare le notizie attinenti all’impresa, né quelle coperte da segreto, né quelle che pur avendo un carattere “neutro”, se diffuse all’esterno possono costituire un pregiudizio per il datore di lavoro. Tale obbligo deve essere rispettato anche al di fuori dell’orario di lavoro e durante la sospensione del contratto.

Non viene, invece, ritenuta violazione dell’obbligo di riservatezza la divulgazione di fatti inerenti attività illecite poste in essere dal datore di lavoro (come ad esempio l’evasione fiscale).

Viene invece ritenuto legittimo il cosiddetto diritto di critica in ordine alle condizioni di lavoro, che viene esercitato dal lavoratore, ad esempio nella sua qualità di sindacalista o di politico, sempre che venga condotto nel rispetto della verità oggettiva: viola infatti l’obbligo di fedeltà il lavoratore che superi tale limite ponendo in essere una condotta lesiva del decoro dell’impresa datoriale, suscettibile di provocare con la caduta della sua immagine, anche un danno economico in termini di perdita di commesse e di occasioni di lavoro.

A cura di Veronica Busiello
Consulente del Lavoro
Associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pavia

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia Consulenti del lavoro L’associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia nasce nel 2015 grazie ad alcuni giovani professionisti che operano nel campo giuslavoristico e dell’amministrazione del personale, affiancando le azienda in ogni processo decisionale riguardo la gestione delle risorse umane.

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