I colloqui? Sempre più aziende in Italia li fanno al buio

Anche nel nostro paese prende piede il cosiddetto "blind recruitment"

(Teleborsa)E’ il momento in cui ci si “gioca” tutto: quello del colloquio, infatti, è un passaggio delicatissimo per chi è alla ricerca (di questi tempi sempre più disperata) di un lavoro. Dal suo esito, infatti, dipenderà la nostra sorte. Almeno quella lavorativa.

Pochi minuti a disposizione per strappare un contratto, magari a tempo indeterminato, oppure per essere scartati con il classico “le faremo sapere” , dicendo così addio al lavoro dei nostri sogni. O anche a uno che semplicemente ci consente una condotta di vita dignitosa.
Ovviamente, non dipende solo da noi. Il nostro “nemico” è il selezionatore che, seppur per pochi minuti, ha letteralmente il nostro futuro tra le mani che, molto spesso, si è già fatto un’idea.
Chi ha fatto la spia? Ovviamente il nostro curriculum che ovviamente traccia il nostro identikit professionale grazie ad alcune informazioni “fondamentali” come il nome del candidato, il genere cui appartiene, la sua età e il percorso di studi.
Cosa succederebbe se, invece, quelle stesse informazioni venissero oscurate?
Una domanda che, a quanto pare, si fanno sempre più aziende, anche in Italia che hanno cominciato a provare l’efficacia di un nuovo percorso di selezione: si chiama blind recruitment , in pratica,  selezione “al buio” .
Obiettivo? Eliminare ogni sorta di pregiudizio inconscio sulle persone, permettendo di superare l’involontaria classificazione che viene operata durante il processo di reclutamento.
Un tema particolarmente attuale, a cui l’ultimo numero dell’Hays Journal ha deciso di dedicare un articolo, dedicato appunto ai nuovi trend di selezione nel mondo del lavoro.
“Tutti abbiamo a livello inconscio dei pregiudizi che influenzano le nostre scelte – spiega Alessandro Bossi, Hays Italia director – che possono essere sintetizzati in una sola semplice parola, appartenenza. Si tratta di capire se ci stiamo rapportando a qualcuno che appartiene o meno al nostro stesso gruppo, alla nostra cerchia. Per esempio, inconsciamente, il nostro pensiero viene condizionato se ci troviamo a leggere il cv di qualcuno con un nome a noi familiare o che ha studiato nella nostra stessa università o che è nato nel nostro stesso anno. E questo può influenzare notevolmente il percorso e le opportunità di carriera di un professionista”.
I colloqui? Sempre più aziende in Italia li fanno al buio