Home restaurant, l’Antitrust boccia la legge: “Restrizioni ingiustificate”

La posizione del Garante rassicura il mondo del social eating e di tutta la sharing economy

L’Antitrust ha bocciato seccamente, dichiarandole assolutamente “ingiustificate”, le restrizioni sugli Home restaurant che limitano a un massimo di 500 coperti e di 5mila euro di incassi l’offerta da parte di cuochi amatoriali di cene nel salotto di casa attraverso piattaforme tecnologiche.

L’Home Restaurant, la moda dei ristoranti condivisi, è una idea imprenditoriale frutto della cosiddetta sharing economy. Si tratta di una mini attività imprenditoriale, simile a quella di chi affitta le camere su Airbnb. Usando una piattaforma come Gnammo, la più diffusa in Italia, i cuochi “casalinghi” possono cucinare la cena per un gruppo di sconosciuti, fissando un prezzo e guadagnandoci qualche soldo. La nuova legge, mirata a tutelare la sicurezza dei clienti, prevede la copertura assicurativa per i rischi dell’attività e la rc, ma solo per coloro che cucinano per oltre 50 persone e che realizzano più di 5 cene all’anno.

La legge restrittiva dell’attività degli Home Restaurant si pone anche l’obiettivo di tutelare la “leale concorrenza” assicurandosi che l’attività svolta sia davvero amatoriale e quindi che i proventi siano solo occasionali. Un peso rilevante, nella redazione di questa legge, l’hanno avuta anche le lobby dei ristoratori tradizionali che temono di vedersi sottrarre forchette e clienti.

Il testo di legge impone il pagamento anticipato e l’espletamento dell’attività dei cuochi solo mediante piattaforme digitali. Impone, altresì, il divieto di organizzare cene in abitazioni affittate a turisti come ad esempio i B&B. E ovviamente limita il guadagno e i coperti rendendo l’attività assolutamente sconveniente, tenuto conto che una gran parte dei proventi viene investita per acquistare ingredienti.

La normativa in approvazione, secondo l’Antitrust tradirebbe le raccomandazioni che provengono dall’Ue e che mirano a ridurre al minimo le regolamentazioni sulla sharing economy. Inevitabile la levata di scudi degli operatori del settore che ritengono tale normativa contraria al principio di libera iniziativa economica, penalizzando i cuochi dilettanti a beneficio di chi svolge l’attività come professione.

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