Grandi imprese, scendono l’occupazione e i salari

In calo il numero degli occupati e i salari viaggiano ben al di sotto del tasso d’inflazione

Nelle grandi imprese la ripresa, ammesso che ci sia, mostra il fiatone. Secondi i dati rilevati dall’Istat, rispetto a febbraio, è in calo l’occupazione, così come l’entità dei salari.
In particolare rispetto a febbraio 2010 l’occupazione nelle grandi imprese scende dello 0,7% al lordo dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (Cig) e dello 0,3% al netto dei dipendenti in Cig. Dato confermato se il calcolo è fatto al netto della stagionalità: diminuzione dello 0,1% rispetto a gennaio. Al netto dei dipendenti in Cig l’occupazione rimane stabile.

Rispetto a febbraio 2010, al netto degli effetti di calendario, si registra un aumento del numero di ore lavorate per dipendente (al netto della Cig) dello 0,8% (+1,0% nell’industria e +0,6% nei servizi). L’incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni utilizzate è pari a 27,9 ore ogni mille ore lavorate, con una diminuzione rispetto a febbraio 2010 di 5,1 ore ogni mille.

La retribuzione lorda per ora lavorata diminuisce, a febbraio, dell’1,6% rispetto al mese precedente (al netto della stagionalità). La variazione rispetto a febbraio 2010, misurata sull’indice grezzo, è di -3,5%. In termini tendenziali, sottolinea l’istituto di statistica, la retribuzione lorda per dipendente (al netto della Cig) scende del 2,8% e il costo del lavoro per dipendente (al netto della Cig) del 2,7%. Tale risultato è in gran parte dovuto al calo nel settore delle attività finanziarie e assicurative, dove, nel febbraio del 2010, si registrarono erogazioni molto maggiori di premi e di incentivi all’esodo.

Secondo il maggior sindacato, la Cgil, questi dati confermano le difficoltà del sistema produttivo italiano. Per il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, le rilevazioni Istat mostrano che”il calo dell’occupazione prosegua ancora, rispetto a febbraio dello scorso anno: l’occupazione scende sia al netto che al lordo della Cig, fino a ridimensionare il ruolo di settori produttivi fondamentali”.

Secondo il segretario confederale Cgil i dati sono il “sistema produttivo… avrebbe bisogno di tutele certe e in aumento per i lavoratori, così come di sostegno alla ripresa produttiva per le imprese e di un intervento fiscale per sbloccare i consumi. Serve una svolta perché, anche questi dati lo confermano, la politica di questo governo è sbagliata e palesemente inadeguata”.

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