Meno Pil per tutti

A differenza del Pil, che calcola senza distinzioni qualsiasi transazione di denaro, il Gpi mette un segno più anche a quei prodotti e servizi che non generano scambio monetario. D’altra parte, sottrae le attività che, pur implicando circolazione monetaria e profitti, non incentivano il benessere.
Tiene inoltre in estremo conto la distribuzione del reddito: a parità di ricchezza complessiva, se una parte maggiore va ai meno abbienti, il Gpi sale, se invece finisce nelle tasche dei più ricchi, scende.

Il Genuine Progress Indicator mette segno positivo ai lavori domestici, la cura dei figli, il volontariato, assegnando a queste attività un valore corrispondente al costo che avrebbero se si pagasse qualcuno per farle.
D’altra parte, tutti i costi legati al crimine vengono sottratti: spese legali, mediche, danni a immobili, etc. Si noti che si tratta di servizi che vengono conteggiati positivamente nel Pil. Idem per quanto riguarda il consumo di materie prime e risorse territoriali.

Mentre il Pil considera in negativo la produzione di inquinamento ma in positivo le attività per bonificarlo, il Gpi sottrae entrambe le voci alla ricchezza nazionale. Assegna inoltre uno speciale costo aggiuntivo alle attività che producono emissioni di Co2.

Come perdita di valore calcola anche la diminuizione di tempo libero pro capite dovuta all’aumento della competizione globale. Se hai meno tempo per te stesso, il Gpi scende. E se il Pil mette un bel più alle spese “difensive” (assicurazioni, incidenti di vario genere, spese mediche), il Gpi sposa in toto il senso comune e le tratta per quello che sono: costi.

Il Pil mette in un medesimo calderone il valore delle infrastrutture e le spese per costruirle. Il Gpi distingue tra costi e benefici. Più un’autostrada dura negli anni e più sale di valore, sempre al netto delle spese per costruirla e per gestirla.
E se una nazione ha un livello di consumi tale da renderla debitrice netta rispetto a qualche Paese straniero, questo flusso di investimenti è considerato una riduzione della ricchezza nazionale. Ogni riferimento al rapporto Usa-Cina è assolutamente voluto.

Muovendo da questi parametri, il Gpi ci dice già qualcosa di fondamentale: la ricchezza del mondo, che il Pil descrive in crescita costante dal dopoguerra in poi, è invece rimasta sostanzialmente stagnante dagli anni Settanta.


Gabriele Battaglia

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Meno Pil per tutti