Governo, Stato di emergenza prorogato al 31 gennaio: cosa comporta?

Dai DPCM allo smart working: le mosse per tenere sotto controllo il virus nei prossimi mesi

L’intenzione era nell’aria già da qualche mese, poi lo scorso luglio, in scia alle proteste delle opposizioni, si era optato per una proroga più soft, ossia fino al prossimo 15 ottobre. Che però il piano del Governo fosse quello di allungare ancora lo stato di emergenza, almeno fino alla fine dell’anno, non era certo un mistero.

Nella giornata di ieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge di proroga dello stato di emergenza Covid al 31 gennaio 2021.

Del resto, dalla curva dei contagi non arrivano buone notizie, ieri si sono registrati oltre 3500 giornalieri, con un deciso balzo in avanti rispetto al giorno prima e l’obiettivo è proseguire sulla linea rossa della prudenza per affrontare i difficili mesi invernali con maggior possibilità di azione, in presenza di situazioni critiche, che ovviamente nessuno si augura.

“Dobbiamo tutti fare qualche sacrificio in più per il bene comune, abbiamo il dovere di tutelare la salute di tutti, a cominciare dai più deboli, per evitare ulteriori restrizioni”, ha detto ieri il Presidente del Consiglio Conte illustrando la via tracciata dal Governo, a partire dall’obbligo di indossare le mascherine all’aperto. 

Di fatto, cosa comporta lo stato d’emergenza? – Il termine fino a poco tempo fa sconosciuto che invece da qualche mese a questa parte è diventato pressoché quotidiano (o quasi) è DPCM ( decreti della presidenza del Consiglio dei ministri. Nell’attuale situazione di stato di emergenza, è possibile agire in deroga su numerosi aspetti della vita pubblica grazie, appunto,  all’emanazione di Dpcm e ordinanze del ministro per la Salute. I decreti del presidente del Consiglio, infatti, non possono essere emanati se non in stato di emergenza.

C’è poi il capitolo smart working che di certo interessa migliaia di lavoratori. Lo stato d’emergenza consente, sia ai dipendenti pubblici sia a quelli privati, di ricorrere allo smart working attraverso una procedura semplificata. Quando, invece,  si tornerà alla situazione ordinaria, le norme che lo regolano dovranno essere riviste. Una scelta, quella di far lavorare i dipendenti che possono da remoto si è resa obbligatoria nei mesi più critici della pandemia ed è destinata a restare una “misura” efficace proprio nell’ottica di limitare i contagi, anche nei mesi che verranno.

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