Giovani medici pagati con pizza, birra o una lezione di sci. La denuncia

A raccontare il fenomeno di sfruttamento massiccio e le proposte più indecenti sono i dottori riuniti nel gruppo Facebook "Giovani medici anti sfruttamento"

Giovani medici pagati per le loro prestazioni professionali con una pizza e una birra. Nel migliore dei casi con lezioni di sci.

Nella sanità low cost non esiste lo stipendio: il compenso è in natura. A sollevare il velo su un fenomeno di sfruttamento massiccio e diffuso e ignorato dall’attuale dirigenza dell’Ordine dei Medici è un gruppo di recente formazione attivo su Facebook: “Giovani medici anti sfruttamento”. Una comunità di circa 2300 iscritti, nata sul social con lo scopo di condividere ed evitare offerte di lavoro a condizioni inadeguate e retribuzioni insufficienti.

I RACCONTI – Numerosi i racconti dei giovani medici. Una squadra di basket di serie B ha offerto pizza e birra a fine partita alla dottoressa che doveva garantire la copertura medica fissa come contropartita della sua prestazione professionale. Il codice deontologico vorrebbe invece l’onorario commisurato “alla difficoltà e complessità dell’opera professionale, alle competenze richieste e ai mezzi impiegati”. Non è andata meglio alla dottoressa contattata da un ente in cerca di assistenza medica in montagna. La paga? Una lezione di sci.
“Mi sono ritrovata a dover contrattare il mio onorario per una prestazione di 118, un servizio di emergenza per il quale seguiamo un corso di formazione di oltre mille euro. La responsabile della cooperativa che mi aveva chiamato voleva pagarmi ancora meno della tariffa praticata a Roma, che è di 16 euro l’ora”, ha raccontato la fondatrice del gruppo Facebook .

SERVE UN TARIFFARIO MINIMO – Le peggiori segnalazioni arrivano dalla Campania, dove i giovani medici sono costretti ad accettare tariffari da 3,50 euro l’ora. “L’obiettivo non è denunciare chi ci fa queste proposte – ha concluso la fondatrice -, ma tutelare la professione. Quello che ci interessa è avere l’attenzione degli Ordini provinciali dei medici”.
La richiesta è quella di un tariffario minimo, che tuteli la professionalità anche dei più giovani. “Nel momento in cui un collega accetta un tariffa che viola il tariffario minimo dev’essere sanzionato dall’Ordine. Nessuno – spiega ancora la dottoressa – dev’essere messo in condizioni di prender parte a una sanità low cost”.

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