Svolta Uber: riconosce status dipendente agli autisti inglesi

Saranno 70mila i driver a cui saranno garantiti a partire da oggi (17 marzo, ndr) un salario minimo e i benefit di lavoratore dipendente.

Gli autisti Uber del Regno Unito diventeranno dipendenti dell’azienda tecnologica californiana. L’annuncio è arrivato direttamente dalla società statunitense che specifica che saranno 70mila i driver a cui saranno garantiti a partire da oggi (17 marzo, ndr) un salario minimo e i benefit di lavoratore dipendente.

Agli autisti Uber del Paese è stata così assicurata una maggiore sicurezza, “aiutandoli a pianificare il loro futuro mantenendo la flessibilità che è parte integrante del settore del noleggio privato”, ha spiegato l’azienda che ha aggiunto di aver consultato migliaia di conducenti nelle ultime settimane, che hanno affermato di volere questi vantaggi aggiuntivi senza però perdere la loro flessibilità.

Uber istituirà anche un regime pensionistico – si legge in una nota dell’azienda – “in cui tutti i conducenti idonei saranno automaticamente iscritti, con contributi sia da parte di Uber che da parte dei conducenti. Uber lavorerà anche per garantire che ogni conducente che non rinuncia a ricevere i contributi appropriati a partire da domani, fino a quando il regime pensionistico sarà attivo”. “Questo è un giorno importante per gli autisti nel Regno Unito – ha dichiarato Jamie Heywood, direttore generale regionale di Uber per l’Europa settentrionale e orientale – Gli autisti di Uber riceveranno una garanzia di guadagno, il pagamento delle ferie e una pensione, e manterranno la flessibilità che attualmente apprezzano”.

La decisione di Uber è arrivata a poco meno di un mese dalla sentenza della Corte Suprema britannica che ha stabilito che stabilito che gli autisti dell’azienda nel Paese non possono essere considerati “collaboratori autonomi” ma dipendenti a tutti gli effetti dato che iniziano il loro turno di lavoro nel momento in cui accedono all’app e lo terminano quando non si disconnettono.

La svolta riguarderà esclusivamente gli operatori del Regno Unito mentre a San Francisco la società è a lavoro con altre aziende per frenare un progetto di legge di consentirebbe ai lavoratori della gig economy di accedere ad un salario minimo.

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