Gennaio: torna a correre la cassa integrazione

A Gennaio 2016 è tornata a crescere la Cassa Integrazione Guadagni, con un aumento rapido e consistente, pari ad oltre il 33% rispetto al precedente mese di dicembre

Durante il mese di gennaio 2016 si è registrata una netta crescita della cassa integrazione guadagni, che ha portato ad una perdita di 218 milioni di redditi.
L’aumento è andato infatti ad attestarsi precisamente al 33,86% rispetto al mese di dicembre 2015: questo chiaramente ha comportato grossi disagi per un elevato numero di persone, in quanto si calcola che si siano subiti tagli di 640 euro a testa per ben 330mila lavoratori.
Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si registra comunque un aumento pari al 12,84%, in base alle analisi condotte dagli esperti, che hanno stilato il Rapporto ‘gennaio 2016’ dell’Osservatorio Cig della CGIL, basato su una serie di indagini ed elaborazioni effettuate sui dati di cassa elaborati dall’Inps.

Le regioni più colpite durante il mese di gennaio sono Piemonte, Toscana, Lazio, Umbria e Molise.
Si stima che questo incremento sia dovuto nella maggior parte dei casi alle ore di Cigs (cassa integrazione guadagni straordinaria) che hanno registrato un aumento del 70,40% sul mese di dicembre, ed un aumento pari al 69,61% sull’intero anno 2015.
Gli ambiti lavorativi maggiormente colpiti dalle difficoltà sono quello meccanico e quelli del commercio e dell’edilizia: più nello specifico, è soprattutto il primo settore ad aver registrato un aumento di Cig pari a ben il 98,87% rispetto al mese precedente. Gli altri settori di commercio ed edilizia, invece, seppur comunque in difficoltà, registrano una riduzione delle ore rispetto al mese di dicembre 2015.

Nella totalità, in merito a cassa integrazione/occupazione dati gennaio e stime varie confermano che i lavoratori in Cig hanno perso circa 218 milioni di euro del reddito al netto delle tasse, nel solo primo mese dell’anno.
Esaminando caso per caso, si stima che ciascun lavoratore in cassa integrazione a zero ore abbia dovuto far fronte ad una riduzione di stipendio pari a circa 640 euro al netto delle tasse. Nel rapporto si legge ancora che esiste un ampio margine di miglioramento. Ma bisogna agire concretamente senza limitarsi ad appurare quanto avvenuto, come succede nella maggior parte delle crisi aziendali, dove a seguito della constatazione delle problematiche non sempre vengono avviati i necessari interventi strutturali, che assicurino la spinta verso il miglioramento.

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