Fmi boccia il Reddito di cittadinanza: cosa deve cambiare

Il Fondo monetario internazionale boccia il modello italiano: disincentiva la ricerca di lavoro e penalizza i poveri

Il Reddito di cittadinanza non piace al Fondo monetario internazionale, perché offre “benefici superiori ai livelli internazionali” che però “calano troppo rapidamente rispetto alla dimensione delle famiglie, penalizzando quelle più povere e più numerose“. Non solo: secondo il Fmi, gli stessi benefici “si riducono nettamente in caso venga accettato un lavoro, soprattutto in caso di basse retribuzioni”. Ecco perché disincentiva i beneficiari a trovare un lavoro.

La critica del Fmi non è rivolta solo al Reddito di cittadinanza, ma anche alle pensioni: nonostante l’Italia abbia fatto con la legge Fornero “più di molti altri Paesi”, rimane un grosso problema per il bilancio pubblico. Motivo per cui bisognerebbe disincentivare le forme di uscita anticipata riducendo l’assegno in proporzione ai mancati contributi versati.

Fmi boccia il Reddito di cittadinanza

Per il Fondo monetario internazionale il Reddito di cittadinanza “si rivolge ai più vulnerabili ma il beneficio è ben al di sopra dei parametri di riferimento internazionali; diminuisce troppo rapidamente a seconda delle dimensioni della famiglia, penalizzando i nuclei più numerosi e più poveri; inoltre viene meno bruscamente se si accetta un’offerta di lavoro, anche a basso salario. Queste caratteristiche dovrebbero essere allineate alle migliori pratiche internazionali per evitare disincentivi al lavoro e condizioni di dipendenza assistenzialistica.

Sono dunque due i difetti: il primo è che il beneficio si riduce notevolmente per le famiglie numerose, penalizzando le più grandi e più povere. Il secondo è il fatto che accettando le offerte di lavoro, anche quelle con bassi salari, i beneficiari escono dal Reddito, il che disincentiva l’ingresso nel mercato del lavoro.

Secondo gli ultimi dati dell’Anpal sono 28.000 i beneficiari del reddito che hanno avuto un contratto di lavoro dopo l’approvazione del sussidio, quindi circa il 4% della platea delle persone attivabili.
L’importo medio è di 493 euro ma è più alto per il Reddito rispetto alla pensione di cittadinanza. I beneficiari del reddito che hanno obbligo di attivazione sono circa 730.000, ha spiegato oggi il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico che però precisa che non si può parlare di fallimento della misura perché non hanno ancora funzionato le politiche attive per il lavoro. “Nel reddito di cittadinanza – dice – esiste una parte, il patto per l’inclusione, che prevede una condizionalità slegata dal mondo del lavoro, esisteva anche nel Rei. Non possiamo dire che il reddito minimo non funziona perche non crea lavoro. Il lavoro lo crea il mercato e lo Stato. Questo è un provvedimento contro la povertà”.

Reddito di cittadinanza, come dovrebbe cambiare

Il vicepresidente dem Andrea Orlando ha parlato in un’intervista all’Huffington Post della necessità di fare “un tagliando a Quota 100 e Reddito di cittadinanza”. Una richiesta condivisa dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Secondo il titolare del Tesoro, il Reddito di cittadinanza “si sta rivelando una misura efficace nel contrasto alla povertà” e tuttavia “la dobbiamo migliorare nella sua capacità di sostenere politiche attive del lavoro”.

La sottosegretaria al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Francesca Puglisi, ha chiesto dei “correttivi per evitare che funzioni come disincentivo al lavoro”. Secondo Puglisi, bisognerebbe “incentivare l’accettazione di occupazioni anche a tempo parziale” e separare la situazione di ogni singolo componente del nucleo familiare da colui che percepisce il Reddito di cittadinanza altrimenti il disincentivo al lavoro è maggiore.

L’Unione Nazionale Consumatori parla di “giuste osservazioni” del Fmi, auspicando che venga “evitata la trappola della povertà”.”Fin dall’inizio abbiamo detto che, essendo diventati un totem i 780 euro per i single, si sono favoriti questi ultimi e penalizzate le famiglie più numerose, per colpa di una scala di equivalenza sbagliata, peggiorativa rispetto al Rei”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche la riduzione del beneficio – continua Dona – nel caso subentri un lavoro, è eccessiva e non riesce ad evitare la trappola della povertà, rendendo poco appetibile la ricerca e l’accettazione di un lavoro. Infine, gli importi dovrebbero essere differenziati considerando le tabelle Istat sulle soglie di povertà, variabili da 500,01 euro, per un single con più di 75 anni che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno, a 2.029,13 euro, per una famiglia di 5 componenti, 3 tra 18 e 59 anni e 2 tra 11 e 17, che vive in un centro area metropolitana del Nord”.

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Fmi boccia il Reddito di cittadinanza: cosa deve cambiare