Reddito di cittadinanza flop: chi lo prende non cerca lavoro. I numeri

Dopo sette mesi dalla partenza del reddito, su 982mila percettori del benefit statale, soltanto una misera percentuale ha infatti attivato un "patto per il lavoro"

Il Reddito di cittadinanza si sta rivelando, secondo le più pessimistiche previsioni, come un sussidio puro e semplice, senza alcun vero meccanismo per far lavorare chi attualmente non ha una occupazione (o ne ha una in nero, in moltissimi casi, come sta scoprendo la Guardia di finanza). Dopo sette mesi, su 982mila percettori del benefit statale, soltanto una misera percentuale ha infatti attivato un “patto per il lavoro”, ossia una sorta di contratto che il beneficiario del reddito firma dopo aver definito il proprio “bilancio delle competenze” e essersi impegnato a rispettare gli obblighi previsti dalla legge, tra cui quello di accettare una proposta di lavoro congrua.

La famosa fase 2 (Patto di inclusione sociale e per il Lavoro) ristagna, i Navigator sono pagati da mesi senza essere ancora riusciti a traghettare nessuno verso il mercato del lavoro, la legge che impone un coinvolgimento attivo dei percettori del sussidio pare fare acqua.

Monitoraggio
E’ la triste fotografia del primo, parziale, monitoraggio da parte delle Regioni, riportato dal sito delle piccole-medie imprese pmi.it. Eppure la fruizione del RdC, tranne in casi specifici, sarebbe vincolata ad un obbligo di formazione e alla ricerca attiva di un’occupazione. Tuttavia, a fronte di 200.795 titolari di RdC convocati dai Centri per l’Impiego (su una platea complessiva di 704.000 soggetti coinvolti) e 69.234 colloqui effettuati, i patti per il lavoro sottoscritti ammontano a meno di 50mila (49.896).

Presentarsi alle convocazioni dei CpI, presentare una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e intraprendere il percorso per la collocazione o ricollocazione nel mercato del lavoro è uno degli obblighi previsti dall’art. 4 del DL n. 4/2019. A pena il decadimento dal Reddito di Cittadinanza.

Le motivazioni per le quali il meccanismo si è inceppato sono molteplici: dalle lungaggini del sistema (le piattaforme telematiche sono partite da pochi giorni) ai recapiti errati lasciati dai percettori del sussidio in fase di domanda,

Le Regioni hanno quindi chiesto al Ministro del Lavoro una data unica per poter applicare le sanzioni, previste dalla legge, se il beneficiario convocato non si presenta all’appuntamento senza un giustificato motivo. In particolare, l’assessore del Veneto Elena Donazzan ha richiesto una modifica normativa che renda stringente l’obbligatorietà dell’accettazione dell’impiego da parte dei beneficiari, pena la perdita del sussidio.

Lavori di Pubblica utilità
Intanto, è stato approvato il decreto per l’attivazione dei lavori di pubblica utilità che i beneficiari di RdC dovranno svolgere (non oltre le otto ore settimanali). I Comuni interessati possono quindi avviare la progettazione e definire le attività da svolgere, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni. Per i PUC (Progetti Utili alla Comunità) il Comune può collaborare con Enti del Terzo Settore o altri enti pubblici.

Non si possono svolgere attività in sostituzione di personale dipendente dall’ente, non possono sostituire gli assenti per malattia, congedo o ferie né essere utilizzati per sopperire a temporanee esigenze di organico.

Monitoraggio INPS
Su 1,5 milioni di nuclei familiari che hanno presentato richiesta di reddito o pensione di Cittadinanza all’INPS, risultano 982mila le domande accolte, 126mila in lavorazione e 415mila respinte o cancellate. La decadenza dal sussidio riguarda ad oggi 39mila nuclei familiari, per rinuncia (5%), variazione del reddito (10%), variazione del nucleo esclusi nascite e decessi (37%), variazione congiunta della composizione e del reddito familiare (48%).

Sempre in base al monitoraggio INPS, in termini di importo, in media vengono erogati 520 euro per il reddito di cittadinanza e 215 euro per la pensione di cittadinanza.

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