Finanza e lavoro non vanno a braccetto

La Borsa cresce perché le imprese licenziano. Ecco perché Wall Street ride e i lavoratori no

“Come è possibile che Borsa e disoccupazione raggiungano contemporaneamente nuovi picchi? Semplice. Il mercato cresce perché gli utili delle imprese crescono. E gli utili crescono perché le imprese tagliano i costi. E la maggiore voce di spesa che tagliano, è il libro paga. Così spediscono via la gente e ben presto i bilanci si assestano, dunque il valore delle azioni cresce“.

Più chiaro di così, più esplicito, non poteva essere. Chi scrive, però, non è uno qualunque. Si chiama Robert Reich ed è l’ex ministro del Lavoro di Bill Clinton nonché attuale consigliere di Obama.
Reich tiene uno splendido blog e scrive tanti libri. Ci dice qualcosa che sapevamo già: crescita finanziaria (cioè la creazione di denaro virtuale) e sviluppo economico (cioè i benefici concreti della ricchezza) non vanno più di pari passo. Anzi, se la Borsa cresce è più che probabile che lo faccia anche perché le imprese licenziano.
Lui parla degli Usa, ma è una regola globale.

Nelle vecchie fasi recessive, le industrie licenziavano con la prospettiva di riassumere alla fine della crisi, quando la domanda avrebbe ripreso a tirare: addà passà a nuttata, insomma.
Ora no. Le imprese sfruttano la crisi per decurtare il proprio libro paga, esternalizzando, sostituendo i lavoratori con automazione e software.

L’esempio è la Caterpillar: ha guadagnato 404 milioni di dollari nel terzo trimestre 2009 e il valore delle sue azioni è cresciuto di 64 centesimi (la previsione degli analisti non superava i 5): +165% da marzo. Perché è successo? “Non con la vendita di più bulldozer, bensì con il taglio di 37mila lavoratori“.

La Fed – la banca centrale Usa – ha le sue belle responsabilità, “rendendo facilissimo il licenziamento dei dipendenti da parte delle imprese. Il denaro costa così poco che in questi giorni è facile sostituire il lavoro con il capitale“.
Con il taglio dei tassi d’interesse, è facile far circolare quella massa di denaro che ti permette di comprare azioni straniere o di speculare sulle materie prime.
Chi ha più bisogno del lavoro vivo?

Per Reich si tratta dunque di una ripresa drogata, basata sulle azioni di Borsa.
E anche i dati che parlano di recupero della produttività sono una colossale panzana: se licenzio e la produzione rimane uguale, per forza i lavoratori superstiti appariranno più produttivi.

Il problema, oltre alle ricadute sociali, è che una ripresa del genere ha per forza di cose il fiato corto: “Nessuna economia si può riprendere senza i consumatori. Tuttavia, i consumatori americani, che rappresentano il 70% dell’economia Usa, stanno affrontando sempre maggiori tagli occupazionali e riduzioni salariali. Non sono dell’umore giusto per fare acquisti e così sarà per un bel po’ di tempo”.

In Italia qualcuno legge il blog di Reich?

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Finanza e lavoro non vanno a braccetto